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Foto bambino che ride

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Bruno Tognolini
RIME D'OCCASIONE
Filastrocche di diverso peso e pregio
Composte su richiesta di qualcuno

La fisarmonica è uno strumento a tastiera, ha i suoi tasti bianchi e neri come il pianoforte.
Ma la fisarmonica assai più del pianoforte, è uno strumento sociale, conviviale. Se un gruppo di persone si trova a star bene insieme, con tempo bastante e buona temperie d'animo, e sa che uno di loro suona la fisarmonica, è facile che gli dica: vai a prenderla, suona, balliamo. Difficilmente potrebbe dirgli: vai a prendere il piano.

Le filastrocche son fisarmoniche, non pianoforti.
E non sono per questo più o meno musica, più o meno arte. Ci son pianisti di piano bar e c'è Astor Piazzolla.

In vent'anni e finora – li ho messi in colonna per gioco puerile in un unico Doc di Word – ho scritto più di mille componimenti in rima, nella stragrande maggioranza per bambini. E passo passo mi sono accorto che i bambini del "Poeta Per Bambini" sorridendo in punta di piedi si allontanavano, pur rimanendo ben presenti, come misteriosamente sanno fare. I bambini si allontanavano e pareva restare, anno per anno sempre più chiara, la locuzione tronca "Poeta Per".
Tronca, ma forse, chissà: come un tronco potato, perché dia frutti più Utili e Belli alla sua gente.

I Poeti Puri scrivono poesie per la poesia, o per gli altri poeti, a cui le leggono nelle pubbliche reciproche letture, che loro chiamano reading.
I Poeti Per scrivono poesie per qualcuno o per qualcosa di preciso.

In greco "per" si dice "epì" (per, sopra). Così se la gente greca sapeva che uno di loro sapeva suonare e cantare, cioè era poeta, e se voleva celebrare un matrimonio, una vittoria guerresca o sportiva, o un funerale, chiedeva al poeta-cantautore di scrivere e cantare una poesia per-nozze, in greco epi-talamio, per-vittoria, in greco epi-nicio, per-sepoltura, in greco epi-taffio. Io in Grecia sarei stato forse chiamato scrittore di epipèdi. Poesia epi-paides, per bambini.

Del mestiere dello "scriba", del prosatore o poeta d'occasione, ho imparato questo: se io scrivo esattamente ciò che il committente vuole, il risultato sarà pulito, appropriato, e inutile a entrambi. Se io scrivo solo ciò che a me pare degno in quel momento, il committente - se sa fare il suo mestiere - lo apprezzerà, e me lo spedirà indietro. Se io scrivo entrambe le cose in tale modo però che siano una, quel testo per incredibile alchimia parrà Utile e Bello non solo ai due, ma anche a tutti gli altri. E respirando andrà ballando per il mondo.

1. SPUDORATO EPINICIO

Scritta per "Mattina", inserto de "L'Unità", in occasione delle elezioni del 21 aprile 1997

Hai visto Gigante che non hai ragione?
Tu parli come una televisione,
io te lo dico con parole mie:
non ti è servito dire bugie.
Volume altissimo, gambine corte:
non ti è servito gridarle più forte.
Io te lo dico con un sussurro,
foglia caduta da un Albero Azzurro:
ma quella foglia può andare lontano
più del ruggito di un aereoplano.
Io te lo dico con una rima
che lascia tutto com'era prima:
ma dopo la prima c'è la seconda,
rima su rima, onda su onda,
una canzone che balla e si muove,
parte da qui e va chissà dove.
Va chi sa dove ma parte da qui,
da una vocina che dice così:
Non serve a niente abbracciare un bambino
ben pettinato in un grande giardino,
se poi sugli altri dieci milioni
cacciano giù le tue televisioni
chili di chili di chili di cacca,
roba che puzza, roba che attacca.
Che io la guardo però non la voglio.
Non parla con me ma col mio portafoglio.
Non vuole dire, non vuole narrare:
vuole convincermi a uscire e comprare.
Ma io so fare tremila altre cose!
Cose bellissime e cose noiose,
giorni con sole, notti con luna:
spendere soldi è soltanto una!
E non è neanche la più importante.
Perché delle altre non vedi nessuna?
Perché mi offendi, Ricco Gigante?
Ma stamattina non sono più offeso,
c'è una rivincita che mi son preso.
Caro Gigante Per Niente Gentile,
devi sapere che il ventuno aprile
mamma e papà si son preparati,
e sono usciti ben pettinati,
e sono entrati nella mia scuola,
e senza dire una sola parola
in una strana cabina speciale,
clic!
Hanno cambiato canale.
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2. LA TERRA STRETTA

Scritta per il progetto "MOSTRI", Corte Ospitale di Rubiera (RE), 1998
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

C'era una volta uno stretto confine
Che separava due terre vicine
Una chiamata Paese del Noi
L'altra chiamata Paese del Voi
Per mille secoli queste due terre
Fecero gare, fecero guerre
Per chi correva più lento o veloce
Per chi contava le storie più belle
Per chi cantava con più bella voce
E per chi aveva più chiara la pelle.
Ma in mezzo a loro c'eran creature
Che erano chiare ma erano scure
Erano buone ma molto cattive
Sempre ammazzate e sempre più vive
Non erano qua, non erano là
Come se stessero sempre a metà
Non erano Nostri, non erano Vostri
E li chiamarono Mostri.


3. PER LA FIERA DEL LIBRO DI BOLOGNA

Scritta per "Popotus", inserto de "L'Avvenire", in occasione della Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna del 1998

Fiera di libri, libri di fiera
Io ci son stato e son stato contento
Io ci son stato e ho visto com'era
Era una fiera bufera di vento
Cento milioni di libri diversi
Scritti di seguito oppure coi versi
Solo figure e senza parole
Solo scritture e senza colore
In italiano cinese spagnolo
Tutte le razze paesi costumi
Dieci racconti in un libro solo
Solo un racconto in dieci volumi
Ne avevo letto già più di seicento
Quando ho sentito quel vento...
Vento segreto dei libri migliori
Che piano piano sospira fuori
Vento che dorme nascosto tra i fogli
E che si sveglia quando li sfogli
E fa frullare frullare i maghi
Frrrrrr... frrrrrr... maghi di carta!
E fa volare volare i draghi
Frrrrrr... frrrrrr... draghi di carta!
E fa ballare ballare gli eroi
Che sono forti, più forti di noi
E fa crepare crepare i cattivi
Non si capisce da dove arrivi
Questa folata di vento burlone
Frrrrrr... frrrrrr... vento che spoglia!
Che fa scoppiare una gran confusione
Frrrrrr... frrrrrr... vento che sfoglia!
Frulla le pagine una per una
Le gira tutte, non lascia nessuna
Frusciano i fogli di tutti i giornali
Frullano i libri che sembrano ali
E sette sciami di personaggi
Come le rondini di sette maggi
Volano volano via dalla Fiera
Filano filano via nella sera
Volano in cielo e non tornano più
Lasciano tutti
- Guarda, Lucia! -
naso all'insù.


4. PER LA SCUOLA ANNA FRANK

Scritta per l'inaugurazione della Scuola Comunale dell'Infanzia "ANNA FRANK" di Reggio Emilia, giugno 1999
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Brava Anna, che hai conservato la speranza
in bellissimi vasetti di conserva.
L'hai conservata bene, perché serva,
ne hai conservata tanta, ed abbastanza
che ne è arrivata tanta fino a noi.
E noi ce la spalmiamo nei panini
in questa scuola fatta di bambini,
che di nient'altro in fondo hanno bisogno.
E allora sta' a sentire questo sogno.
Giocavamo tutti insieme e tu ridevi,
e io contavo e tu ti nascondevi.
Ti sei nascosta dentro quell'armadio.
Sono arrivato a mille, e nella radio
dicono che la guerra ormai è lontana.
E allora io ti trovo, e tu fai tana.
Questo sogno così non si può fare.
Ma un altro sì, e noi sappiamo come.
Possiamo fare tana in una scuola,
e a quella scuola metterle il tuo nome.


5. PER UNA TV QUADRA TONDA

Scritta per il progetto "IL GIOCO DI MIRANDO" dell'Assessorato alle politiche della città delle bambine e dei bambini del Comune di Roma, 2000.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Mio nonno ciccione si chiama Felice:
è vero anche se la TV non lo dice.
In piazza da ieri è arrivata la giostra:
è vero anche se la TV non la mostra.
A me piace Chicco ma a lui piace Carla:
è vero anche se la TV non ne parla.
A quello che dico mio padre ci crede:
è vero anche se in TV non lo vede.
Le cose del mondo son molte di più
di quelle che entrano nella TV.
E se lo disegni, è presto spiegato:
il mondo è rotondo, il video è quadrato.


6. PER UN GIORNALE DEI BAMBINI - NUMERO ZERO

Scritta per il progetto "UNIONE DEI PICCOLI" del quotidiano "L'UNIONE SARDA", Cagliari, 2000 (mai andato in porto).

Abbiamo fatto questo giornale
Che se non lo facevamo era uguale
Non ha gli articoli, non ha le foto
Non è di oggi ma neanche di mai
Fuori c'è scritto, ma dentro è vuoto
Prova ad aprirlo e te ne accorgerai
Non ha notizie di cose successe
Nemmeno il calcio coi risultati
Ha tante pagine, sempre le stesse
Con tutti i pezzi, però disegnati
Zero da leggere, zero colori
Zero di dentro e zero di fuori
C'è solo il numero che dice il vero:
numero zero.


7. PER UN GIORNALE DEI BAMBINI - NUMERO UNO

Scritta per il progetto "UNIONE DEI PICCOLI" del quotidiano "L'UNIONE SARDA", Cagliari, 2000 (mai andato in porto).

Un giornale per bambini
io lo so come si fa:
se ne prende uno per grandi,
se ne butta la metà...
E quel mezzo che rimane
per metà è carta di pane
gocciolato di scritture,
per metà è acqua di mare
dove nuotano figure.
Si fa bene, si fa bello,
come un libro, come un gioiello,
con il trucco degli autori,
dei poeti e illustratori,
dei Rodari e dei Piumini,
applicato ad ogni foglio:
CON LA SCUSA DEI BAMBINI,
FAR LE COSE MEGLIO.


8. PER GLI INCENDI DELLA SARDEGNA

Scritta per il progetto "UNIONE DEI PICCOLI" del quotidiano "L'UNIONE SARDA", Cagliari, 2000 (mai andato in porto).
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Macchia di mirti, corbezzoli, cisti
Scura dimora di mondi mai visti
Madre di piccola vita stupenda
FUOCO LA PRENDA
Bosco di sughere, castagni, lecci
Padre di foglie, fatto d'intrecci
Nero di ombre, fitto di luci
FUOCO LO BRUCI
Terra di rocce ruggine e argento
Madre d'incendi figli del vento
Non serve a niente che canti e che piangi
FUOCO LA MANGI
Mano segreta che spargi quel fuoco
Bruci il tuo mondo per così poco
D'ora in avanti prima che accenda
GIUSTIZIA TI PRENDA


9. BABBO ORCO MULTITRADE

Scritta per un allestimento sulla figura di "Babborcu" realizzato dalla libreria Tuttestorie di Cagliari alla Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna del 2001.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Babbo Orco, Brutto muso
Che mi tieni qui rinchiuso
A cucire le scarpette
Gli zainetti, le magliette
Che ti mangi a spezzatino
I miei giorni di bambino
Che ti fanno grasso e ricco
Senti quello che ti dico
C'è una fiaba molto antica
Che anche oggi è verità
Perché dalla mia fatica
Tanta cacca ti verrà
Cacca fatta di scarpette
Cacca fatta di magliette
Tanta cacca fatta a mano
Dalla mano piccolina
Di un bambino colombiano
Di una bimba della Cina
Perché non ci fermeremo
Perché non ti fermerai
Finché un giorno, Orco scemo
Dalla cacca scoppierai


10. PER LA FINE DELLE ELEMENTARI

Scritta per la rappresentazione teatrale , realizzata con la classe quinta elementare di mia figlia per la fine dell'anno scolastico 2000-2001.
E cinque anni sono passati
Come una corsa di lupi incantati
Anni che ci hanno portato fin qui
Seconda B, terza B, quarta B...
Che ci han portati così lontani
Aula per aula, nella Don Milani
Dalle foreste di Mamma Natura
Fino alla riga della scrittura
O in traversata sull'altipiano
Fino ai giardini dell'italiano
O in carovana che cerca la via
Fino ai palazzi della geometria
C'erano alberi alle finestre
C'erano Angele come maestre
C'erano anche caverne e dirupi
E le maestre parlavano ai lupi
Lupi di ansie, ritardi, chiusure
Siedono qui ad imparare con noi
Che non si cresce senza paure
E come piangono i piccoli eroi
Viene l'estate, si muore dal caldo
Oggi ci parla maestra Mercaldo
Viene Natale, è l'inverno che inizia
Oggi ci parla maestra Gulizia...
Hanno parlato, parlato, parlato
Avranno quasi finito la voce
Il tempo è passato, passato, passato
Un lupo giovane corre veloce
Le elementari ora sono finite
Restano solo pochi tramonti
Ma anche stavolta ci siete riuscite
Noi siamo pronti



11. PER LA BIBLIOTECARIA NINA

Scritta per la bibliotecaria più piccola della biblioteca più piccola che io abbia mai visto: quella di Irgoli, Nuoro. Gennaio 2002.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

In una piccola bibliotechina
Bibliotecaria è la piccola Nina
Che tiene lindo di dentro e di fuori
E con i libri fa mazzi di fiori
Nina racconta, Nina consiglia
Per ogni ospite e per ogni gusto
Tiene da parte qualche meraviglia
Sfila dal mazzo il libro più giusto
Quando è finita la lunga giornata
Spegne la luce, chiude la porta
Fa un bel sospiro, è affaticata
E torna a casa per la via più corta
Prima di entrare scuote i capelli
E cade giù come pioggia sui monti
E vola via come stormo d'uccelli
La polverina di cento racconti


Scritta per il libro "CARI BAMBINE E BAMBINI...", supplemento a "L'Unità" del 20 novembre 2002, Nuova Iniziativa Editoriale, Milano, 2002.

12. DIRITTO ALLA SALUTE

Etcì! - Salute!
Le malattie son brutte
È meglio stare bene
La febbre è nelle vene
Arriva la puntura
Ma io non ho paura
Perché ci sono i miei
Senza come farei
E poi viene il dottore
Con il suo strano odore
E poi c'è l'ospedale
E poi viene Natale
E quando starnutisco
Le cose conosciute
Mi dicono "Salute!"
E allora io guarisco

13. DIRITTO ALLA FAMIGLIA
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Se foste uccelli, amerei le vostre ali
Se foste cervi coi musi giocherei
Dite che gli uomini non sono tutti uguali
È proprio vero, perché voi siete i miei
E non m'importa se siete dieci o tre
Se siete ricchi o furbi o neri o strani
Quello che conta è che siete qui per me
E che svegliandomi, vi trovo anche domani

14. DIRITTO ALL'EDUCAZIONE
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Se mi insegni, io lo imparo
Se mi parli, mi è più chiaro
Se lo fai, mi entra in testa
Se con me tu impari, resta

15. DIRITTO AL GIOCO
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Fammi giocare solo per gioco
Senza nient'altro, solo per poco
Senza capire, senza imparare
Senza bisogno di socializzare
Solo un bambino con altri bambini
Senza gli adulti sempre vicini
Senza progetto, senza giudizio
Con una fine ma senza l'inizio
Con una coda ma senza la testa
Solo per finta, solo per festa
Solo per fiamma che brucia per fuoco
Fammi giocare per gioco

16. DIRITTO A ESSERE CITTADINI D'EUROPA

C'era una volta un Nuovissimo Regno
Rima di ferro, rima di legno
Che si chiamava Governo d'Europa
Rima di straccio, rima di scopa
Tutti i regnanti si sono riuniti
Rima di chiodi, rima di viti
Per stabilire la Costituzione
Rima di stati, rima di zone
Mille bambini sono arrivati
Rima di fiori, rima di prati
Perché volevano dire la loro
Rima di canto, rima di coro
Visto che siete appena all'inizio
Rima di ozio, rima di vizio
Non fate sempre quel solito sbaglio
Rima di puzza, rima di aglio
Fate un bel regno che valga per tutti
Rima di fiori, rima di frutti
Anche per noi, non teneteci fuori
Rima di frutti, rima di fiori
E sarà un regno più degno perché
Rima con tutti fa rima con me


17. PER LA LIBRERIA "TUTTESTORIE"
Scritta per una festa della libreria "Tuttestorie" di Cagliari, il 5 giugno 2003.

Cè una tana colore arancione
Con un cuore di dolce melone
E semini di libri e di glorie
Sarà vero o sarà TUTTESTORIE?
C'è una specie di domu de jana
Dove tessono a fili di lana
Fiabe e sogni, visioni e memorie
Sarà vero o sarà TUTTESTORIE?
E ci sono tre Fate Madrine
Che a dispetto di molte mazzine
Vanno avanti a filare vittorie
Ed è vero, perché è TUTTESTORIE


18. PER UNA SCUOLA CHE ASSOMIGLI AL MONDO

Scritta per Alberto Melis e la sua scuola "Iqbal Masih" di Quartu Sant'Elena (CA), febbraio 2004.

Nel mondo ci sono le terre ed i cieli
Non sono divisi in scaffali
Nel mondo ci sono le fiabe e le arti
Non sono divise in reparti
Nel mondo c'è un nido, che è la tua classe
Uscendo non trovi le casse
Nel mondo ci sono maestri un po' maghi
Ci sono, non solo se paghi
Nel mondo il sapere che vuoi si conquista
Nel supermercato si acquista
E allora rispondi con una parola
Com'è che la vuoi la tua scuola?


19. FILASTROCCA MANGIABAMBINI

Scritta per l'allestimento "PER MANGIARTI MEGLIO" curato dalla libreria Tuttestorie di Cagliari alla Fiera Internazionela del Libro per l'Infanzia di Bologna, 2004.

Cuocete piano piano, coscettine di pollo
Bambine di vaniglia, bambini caramello
Le mamme fanno i figli con l'acqua e la farina
Forse viene una pizza, ma forse una bambina
Il mondo è un pentolone, chi cresce si trasforma
Crescete piano piano, e cambiate la forma
Budini con gli occhiali, hamburgher coi capelli
Le bambine patate, i bambini piselli
Ma fuori cosa c'è? L'Orco con la forchetta?
È il Mercato coi denti là fuori che vi aspetta?
Cuocete piano piano, ma se trovate quello
Correte forte forte, coscettine di pollo


20. PER NON PAGARE I LIBRI IN BIBLIOTECA

Scritta per l'iniziativa "NO AL PRESTITO A PAGAMENTO IN BIBLIOTECA", Bologna, Sala Borsa, 23 aprile 2004.

Se vuoi un bel romanzo di sogni e di draghi
Lo cerchi, lo trovi e lo paghi
Se vai in biblioteca c'è libero accesso
Ma il libro lo paghi lo stesso
C'è un foglio che spiega che cos'è il diritto
Quel libro qualcuno l'ha scritto
È giusto così, faccio una passeggiata
Che bella serata, c'è un'aria incantata
Ammiro una chiesa, una bella facciata
E quella chi l'ha disegnata?
Raccolgo un papavero: e se è brevettato?
Qualcuno dev'esser pagato?
Ammiro un paesaggio, mi piace, mi appaga
Mi volto: dov'è che si paga?
Ma non c'è nessuno che stacca il biglietto
Così torno a casa, mi butto sul letto
Mi viene da piangere, dico: lo accetto
Son qui, pago io, pago tutto
Il mondo è in affitto, li pagherò io
I diritti d'autore di Dio


21. FILASTROCCA PER MAMMA CRISTINA
Scritta per Cristina Gerardo, "ottimizzatrice" della Melevisione, in occasione della nascita del suo primo figlio, 2004
Cosa vuol dire ottimizzatrice?
Che fa firmare l’attore e l’attrice?
Che fa i bucati senza lavatrice?
Che fa i bambini senza levatrice?
No, vuole dire tutta altra cosa
Che è infaticabile, forte, operosa
Che è insostituibile, esperta, paziente
Che senza lei non si combina niente
In lingua magica, più cristallina
Si dice meglio: Fata Madrina!
Ora anche Luca, dalla sua culla
Senza parole lo grida e lo dice
Che senza lei non si combina nulla
E allora forza, ottimizzatrice!
E allora grazie, Fata Madrina!
E allora un bacio, Mamma Cristina!


22. MARCETTA DI CHISCIOTTE FENICOTTERO
Brano espunto dal testo teatrale "CHISCIOTTE FENICOTTERO", scritto per la compagnia Cada Die Teatro, Cagliari, giugno 2004.
Tutto vero! Tutto vero!
Tutto ciò che leggi, esiste!
È un romanzo il mondo intero!
Quelle cose io le ho viste
Leggi un libro ed alza gli occhi
Leggi un libro e guarda intorno
Quelle cose tu le tocchi
Tu le vedi in pieno giorno
Mostri, maghi, miti, eroi
Sono lì davanti a noi
E se tu volgi lo sguardo
Sei codardo E sei bugiardo!
Leggi e cresci, cresci e leggi
Non fermarti, se ci riesci
Più tu cresci e più tu leggi
Più tu leggi e più tu cresci
All'inizio sembra un gioco
Ogni libro fai un salto
Poi ti accorgi poco a poco
Che ogni volta sei più alto
Ogni riga cresci un pelo
Ogni anno cresci un metro
Sempre più vicino al cielo
E non puoi tornare indietro


23. L'ISOLA DELLE STORIE

Scritta per l'omonimo festival della Letteratura di Gavoi, Nuoro, luglio 2004.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

C'è un'isola che dorme
Sandalo in mezzo al mare
Che confonde le forme
Contro genti corsare
C'è un'isola che sogna
Cantata dalle onde
Puoi chiamarla Sardegna
Ma quasi mai risponde
Stontonata dai venti
Intronata d'azzurro
Se stai zitto lo senti
Che respira un sussurro
Come un fruscìo di canti
Di storie senza fine
Di rime e di racconti
Senza muri a confine
Come un coro profondo
Che tesse le memorie
Le storie son del mondo
L'Isola è delle storie


24. FILASTROCCA DI PINOCCHIO CORRIDORE

Dalla scaletta per una puntata di Melevisione mai scritta, 2005.
Pubblicata nel libro , Panini 2011.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare)

Cresci senza fermarti
Corri e cambierai forma
Torna, ma poi riparti
Parti, ma poi ritorna


25. FILASTROCCA DEL VERBO ESSERCI. Presente indicativo

Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", febbraio 2006.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Eccomi, Eccoti, Eccolo
Eccoci, Eccovi, Eccoli
Strano e gratuito come ogni dono
Eccomi qui: io ci sono
Solo da solo io non ci sarei
Eccoti qui: tu ci sei
Si apre lo spazio che c'è fra me e te
Eccolo, eccola: c'è
Altri che vengono, se io li chiamo
Eccoci: ora ci siamo
Nodi diversi di una sola rete
Eccovi tutti, ci siete
Ma l'orizzonte è sempre più in fondo
Eccoli, eccole: il mondo

26. FILASTROCCA DEL VERBO ESSERCI. Futuro remoto

Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", febbraio 2006.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Eccomi
Eccoti
Eccolo
Eccoci
Eccovi
Eccoli
Il verbo esserci conta sei voci
Fiume degli uomini con le sue foci
Ma c'è un segreto che molto promette:
Tutte le cose più vere son sette...


27. FILASTROCCA DEL MOSTRO NELLO SPECCHIO
Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", febbraio 2006.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Ora di uscire, una mattina di febbraio
Ultimo sguardo nello specchio in corridoio
Le squame nere sotto panni di bucato
Le zanne bianche ripiegate sul palato
Gli occhi scarlatti ben nascosti dagli occhiali
Avvoltolate nello zaino le due ali
Le cicatrici ricoperte da due sciarpe
Le zampe unghiute di cinghiale nelle scarpe
Sono a posto, irraggiungibile agli sguardi
"Ciao mamma, vado a scuola. A più tardi!"


28. FILASTROCCA DEI FOSSI

Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", marzo 2006.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Se fossi alto, se fossi alta
Se fossi d'aria come il gatto quando salta
Se sapessi questa pena quando passa
Se fossi magro, se fossi meno grassa
Se non avessi questi orribili capelli
Se fossi il vento che rimescola gli uccelli
Se fossi nei tuoi orecchi col suo fischio
Se fossi femmina, se fossi maschio
Se fossi un poco meno bestia di così
Se sapessi come mai mi trovo qui
Se fossi io, se fossi Dio
Se fossi te cosa faresti al posto mio
Se fossi, se fossi, che cosa vuoi che fossi...
Se fossi un fuoristrada con due specchietti rossi
Tirerei dritto sopra tutti questi fossi
Ma sono un passero
Povero me
E allora volo dritto dritto in braccio a te


29. MANTRA DEL CAVALIERE
Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", agosto 2006.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

E cavalca Cavaliere
Le tue fiabe sono vere
Le tue piaghe sono finte
Le tue guerre sono vinte
Le tue stelle sono terse
Le tue strade sono perse

Ma anche...

E cavalca Cavaliere
Le tue piaghe sono vere
Le tue fiabe sono finte
Le tue guerre sono vinte
Le tue strade sono terse
Le tue stelle sono perse

E ancora...

E cavalca Cavaliere
Le tue piaghe sono vere
Le tue fiabe sono finte
Le tue stelle sono vinte
Le tue strade sono terse
Le tue guerre sono perse

E così via...



30. FILASTROCCA DEI MOSTRI: LA CHIMERA
Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", ottobre 2006.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Io sono impossibile! Io sono impensabile!
Canta la Chimera il suo pianto inconsolabile
Chimera non è vera, Chimera non esiste
Ma io sono Chimera, sono qui, e sono triste
Testa di leone, coda di serpente
Capra nella schiena che non c'entra proprio niente
Io sono impossibile, appaio, sparisco
Però non lo capisco: chi è più rintronato
Il Mostro che è impensabile o tu che l'hai pensato?


31. FILASTROCCA DEI MOSTRI: LA SFINGE
Scritta per la rivista di letteratura per ragazzi "Fuorilegge", ottobre 2006.
Scrive la Sfinge con magici inchiostri
L'indovinello segreto dei Mostri:
"Poveri incubi della natura
Mostri terribili, fanno paura
La mente si perde, il cuore si spacca
Ma prova a cambiare la effe con acca"
Se non indovini, io vivo e tu gridi
Se tu indovini, ridi e mi uccidi


32. EPITALAMIO

Scritta per le nozze dell'amica Manuela Fiori, giugno 2006.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Io vi dichiaro moglie e marito
Io vi dichiaro mattino fiorito
Giorno con notte, ramo con foglie
Io vi dichiaro marito con moglie
Mano per mano, dono per dote
Con mani libere, non mani vuote
Perché l'amore si semini intorno
E il focolare sia fiamma di faro
Perché bisogna sposarsi ogni giorno
Sposi nel tempo io vi dichiaro
Patto di vite, nodo di rete
Io vi dichiaro ciò che già siete
Sposi compagni nella luce chiara
Questa poesia vi dichiara


33. FILASTROCCA DELLE MILLE DOMANDE

Scritta per l'evento finale del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2006.


Spariti i palloncini, è già arrivata l'ora
E "quante son le fragole che crescono nel mare"
Qui sta finendo il festival e io non lo so ancora.
Ma io so che quest'isola domani è un po' più grande
Perché ci sono piccoli che fanno le domande
Perché c'è una vocina piccolina che si ostina
Che continua a domandare:
Quante fragole, vongole, spigole, tegole, nuvole, crescono in mare?

E perché la domanda sia compresa e condivisa
Questa è la traduzione in lingua sarda paradisa...

(al sonoro a questo punto si sentivano vocalizzi di neonato)



34. FILASTROCCA DEL BAMBINO FUTURO

Scritta per la giornata nazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, promossa dalla Commissione parlamentare per l'infanzia. Roma, 20 novembre 2006, Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Sono un bambino, sono il tuo dono
Prima non c'ero e adesso ci sono
Sono il domani, dalle tue mani
Devi difendermi con le tue mani
Sono il futuro, sono arrivato
E sono qui perché tu mi hai chiamato
Come sarà l'orizzonte che tracci
Dipende da come mi abbracci


35. FILASTROCCA DELLA MERAVIGLIA

Come prefazione del libro "I Meravigliati. Tre racconti di Antonio Catalano", dicembre 2006.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

La meraviglia è un dono rotondo
Che va e ritorna fra gli occhi ed il mondo
Gli occhi la spargono su fiori e prati
E poi li guardano meravigliati
Gli occhi la spalmano sopra le cose
E poi le trovano meravigliose
La meraviglia sta in quello che guardi?
Oppure sta nei tuoi sguardi?
Sta nelle cose che vedi e che tocchi?
O nelle mani e negli occhi?
La meraviglia è vicino e lontano
è a metà strada fra il fiore e la mano
è nella prosa, è nella rima
è nella rosa che viene prima
è nel silenzio che viene dopo
Nelle parole che non hanno scopo
Nella dolcezza dopo aver pianto
Nel fiato preso prima di un canto
Nel passo indietro prima del salto
Nell'uomo basso che guarda in alto
Nell'uomo alto che guarda altrove
Negli orizzonti del non si sa dove
Nel crac aprendo un guscio di noce
Nel buio vivido dopo la luce
è la vigilia di tutte le cose
è la vendemmia di tutte le rose
è questo mondo quando ci assomiglia
La meraviglia
Il Magopovero ne ha in abbondanza
La dona tutta e non resta mai senza
Perché conosce un antico mistero
Semplice e vero
Quando i bambini sono noiosi
Sono annoiati
Quando gli artisti son meravigliosi
Son meravigliati


36. FILASTROCCA DI SALUTO AI LADRI

Scritta per il furto di cose e attrezzature subito dalla casa editrice Orecchio Acerbo, aprile 2007.
Ladro che hai preso le mie poche cose
Piccole e povere, per me preziose
Nella mia casa tu sei venuto
E allora io ti saluto
A me servivano e ora le ho perse
A te non servono e le hai rubate
Le nostre mani son molto diverse
Le hai mai guardate?
Tu usi le mani per togliere cose
Prendere al mondo ricchezza
Io uso le mie per aggiungere rose
Mettere al mondo bellezza
Io son contento delle mie mani
Quello che trovano lanciano al vento
Quello che perdono torna domani
Tu delle tue sei contento?


37. FILASTROCCA DEI QUATTRO MAGHI DEL MONDO

Scritta per il Catalogo della Valigia Illustrata realizzata dalla Biblioteca Comunale di Casalecchio, settembre 2007.
Viaggio bel viaggio, io giramondo
Giro la Terra nel giro rotondo
Parto da qui, verso una meta
Strade che girano tutto il pianeta
Parto da qui verso un punto d'arrivo
Cammino e guardo, cammino e scrivo
Scrivo le cose sul diario di viaggio
Giro la pagina e cambia il paesaggio
Nuove pianure, nuove colline
Terre lontane ora siete vicine
Terre straniere, mondo diverso
Gira la testa perché mi son perso
Giro la testa, giro lo sguardo
Prendo la carta geografica e guardo
Ecco la strada, c'è un puntolino
Ora si muove, son io che cammino
Io che mi perdo, io che mi trovo
Giro al carta e mi oriento di nuovo
Giro la curva e c'è un'altra strada
Vado per quella, dovunque vada
Strada maestra che cosa mi insegni
Strada scolara con cento compagni
Viaggiano insieme i compagni di via
Su questa strada che ci porta via
Valli con fiumi, mari con monti
Piccoli alberghi e grandi orizzonti
Fari di macchine, cieli di stelle
Giro le carte, giro le spalle
Volto le curve di bianche stradine
Fino a un cartello con su scritto FINE
Fine del viaggio, inizio del giorno
Scendo dal letto e mi guardo intorno
Forse era sogno, forse era vero
Forse ho viaggiato per il mondo intero
Forse ho girato per tutto il mio letto
Avevo un libro e forse l'ho letto
Ma quattro amici ora sono con me
Son Quattro Maghi, son Quattro Re
Che resteranno per sempre al mio fianco
Per consolarmi quando son stanco
Per consolarmi quando son triste
Coi loro nomi di cose mai viste
Coi loro nomi di mari e colline
Con le iniziali ma senza la fine
Con le partenze ma senza gli arrivi
Che si allontanano mentre li scrivi
Che si avvicinano dovunque guardi
Nomi che incantano i piedi e gli sguardi
Nomi che parlano di cose nuove
Nomi che partono e il mondo si muove
Nomi che portano in Ogni Dove:
NORD, SUD, EST, OVEST...
NORD, SUD, EST, OVEST...


38. FILASTROCCA DELLA BELLA "LIBRETÀ"
Scritta per l'evento finale del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2007.
I libri sono mappe, sono carte di mare
I libri sono navi di carta per andare
Le feste sono andate, il festival finisce
E nave dopo nave si diventa, si cresce
Diventa più difficile, però sempre più forte
I libri sono lunghi, le feste sono corte
Un uomo non è un'isola, ma la Sardegna sì
E allora questo festival vi saluta così
Vento di maestrale, vento di Levante
Porta a questa gente un'arietta trasparente
Vento di coscienza, di disobbedienza
Porta a questi bimbi sette chili di pazienza
Crescere è difficile, gliene servirà
Portagli un bel sole, ma non basterà
Portagli fortuna, chissà se durerà
Portagli un bel libro che gli porta Libretà
E questo è il mio saluto, che finisce qui
Ora viene un altro che vi dice così...

(al sonoro a questo punto si sentivano vocalizzi di neonato)



39. FILASTROCCA DEI FIGLI DEL MONDO

Scritta per il libro-bibliografia sulla famiglia "Dipende da come mi abbracci", Libreria Tuttestorie e Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Cagliari, novembre 2007.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Tu figlio di chi sei? Son figlio di due stelle
Nel cielo ce n'è tante ma le mie son le più belle
Tu figlio di chi sei? Del sole e della luna
Non splendono mai insieme: cala l'altro e sorge una
Tu figlio di chi sei? Son figlio del villaggio
Dieci madri, venti padri, cento cuori di coraggio
Tu figlio di chi sei? Di un grande albero solo
Ma così alto e forte che da lui io spicco il volo
Tu figlio di chi sei? Di un amore, di un viale
Di un bue e di un asinello, di un dio, di un ospedale
Il nostro nome è uomini, siamo figli e figliastri
Di altri figli degli uomini, della terra e degli astri


40. FILASTROCCA DEI BAMBINI IN SALITA

Scritta per il libro-bibliografia sulla famiglia "Dipende da come mi abbracci", Libreria Tuttestorie e Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Cagliari, novembre 2007.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Ci son bambini burattini stanchi
Che vivono una faticosa vita
Per strada, nelle camere, fra i banchi
Sono sempre in salita
Ogni frase da dire è una montagna
Da scalare fra picchi e scogli sparsi
Ogni passo con pena si guadagna
Per loro camminare è arrampicarsi
Fatica per vedere, fatica per sentire
Pesa un quintale un foglio preso in mano
Durissimo studiare, difficile capire
Il mondo è ripido, scosceso e strano
Ma la salita fa gambe muscolose
Loro non se ne sono mai accorti
Ma i burattini dalle vite faticose
Nascosti dentro hanno bambini forti
E tutti noi che siamo un po' il contrario
E il burattino è dentro, ben nascosto
Con loro abbiamo un modo straordinario
Per fargli prender aria, anche per poco
Facciamo qualche gioco
Che ci scambi di posto


41. FILASTROCCA CONTRO TUTTE LE PAURE

Scritta per il libro-bibliografia sulla famiglia "Dipende da come mi abbracci", Libreria Tuttestorie e Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Cagliari, novembre 2007.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Drago vago, serpe di mago
Figlio e nipote di pesce di lago
Dura, scura, nera paura
Brutto fantasma di brutta figura
Cose che strisciano e strillano e stridono
Cose che gracchiano e graffiano e gridano
Cose che tagliano e toccano e tirano
Cose che pungono e piangono e ridono
Cose malvagie, cose selvagge
Tornate indietro nelle vostre spiagge
Cose malate, cose maligne
Tornate indietro nelle vostre vigne
Non me ne importa che paure siete
Di buio, di mostro, di morte, di male
Non me ne importa che nomi avete
Compagni, castighi, sgridate, ospedale
Questo scongiuro che ora sentite
Suona le rime che vi vincerà
Non me ne importa da dove venite
Tornate là!


42. FILASTROCCA PER LUISA
Scritta per l'amica e collega Luisa Mattia.
O Luisa con la spada calma
Con la voce che spiega e che spalma
Con lo sguardo che sogna e sopporta
Con la mente che pesa e che porta
Porta il peso di cose pesanti
Che da anni si trova davanti
E lei capra ostinata le spinge
Non si vede se ride o se piange
Lei le spinge con spinta serena
Con i piedi di pane e di pena
Con le scarpe dei suoi sacrifici
Sulla via di ospedali ed uffici
Dove gira annoiata ed assorta
Dove spinge ancora una porta
Dove dice ancora una volta
Con stanchezza e con cortesia
È permesso? Son Luisa Mattia


43. FILASTROTTOLA
Scritta per una Mostra di Trottole nel Castello dei ragazzi di Carpi, febbraio 2008.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Gira la Trottola
Pianeta piccolo
Intorno al sole giocattolo
La Terra bambola
Balla nell'orbita
Con la sua luna girandola
Bambini astrologhi
Sopra le nuvole
Hanno lo spago che arrotola
Ridono e girano
Nascono e tirano
La Terra cigola e vortica
E via che rotola
La nostra vita
Fila la favola
Con le sue dita
Finché la carica
Non è finita
La Filastrottola
Del girotondo
Rotola fino alla fine del mondo


44. VIGNETTA DEL MINISTRO BIOMETRA
Scritta per un appello sottoscritto dagli scrittori per bambini contro il disegno di legge del Ministero degli Interni che prevedeva il censimento dei bambini nei campi rom con impronte digitali, luglio 2008.
Ecco il ministro biòmetra
Che per salvarci la vita
Rileva i dati biometrici ai piccoli
E gli misura le dita
Viene nel campo di zingari
Quello vicino alla scuola
Cerca bambini per fare timbrini
Con gli indici, ma è una parola!
Ci trova mille scolari
Giunti da tutto il paese
Con dita tinte di colori vari
E con le mani già tese
Noi siamo tutti interetnici, cantano
Noi siamo tutti fratelli
Facciamo timbri di tutti i colori
Non solo coi polpastrelli
Calano giù le braghine
E con unanime gesto
Mostrano mille culetti dipinti
"Prendi l'impronta di questo!"


45. FILASTROCCA MANINE MANETTE
Scritta per un appello sottoscritto dagli scrittori per bambini contro il disegno di legge del Ministero degli Interni che prevedeva il censimento dei bambini nei campi rom con impronte digitali, luglio 2008.
Il Ministro dell'Ordine
Ed i piccoli zingari
Con le impronte degli indici
Giocano a pari o dispari
Prima del gioco dicono
Ciascuno cosa mette
– Io metto le manine
– Io metto le manette


46. FILASTROCCA PER LA RAI
Scritta per una richiesta dell'Ufficio Relazioni Esterne della RAI, agosto 2008. INUTILIZZATA
Conta uno, Rai Uno
Perché tu sei solo tu
Ti conosco da bambino
Conta due, Rai Due
Perché intorno a te c'è il mondo
Vi conosco tutti e due
Conta tre, Rai Tre
Perché insieme a questo mondo
Ci son gli altri intorno a te
Rai quattro, cinque, sei
Noi ci siamo e tu ci sei
Rai cinque, sei, sette
I satelliti e la rete
Rai sette, otto, nove
Storie nostre e strade nuove
Conta i giorni, conta gli anni
Conta i film ed i programmi
Conta i mesi e le stagioni
Le notizie ed i cartoni
Se li conti lo saprai
Se li conti capirai
Se ci conti troverai
Casa Rai


47. BALLATA DEL TERZO GIARDINO
Scritta per il libro-bibliografia-antologia "IL GIARDINO SEGRETO", edito da Equilibri, agosto 2008.
Allora ascoltatemi, ho una storia da dire
Che parla di Giardini Segreti dietro i muri
Mettetevi qui, state tutti a sentire
Racconti veri di Rifugi Oscuri
Giardini che fioriscono, Giardini che appassiscono
Marciscono, spariscono, e altri rifioriscono
Giardini Nascosti dietro i muri del tuo mondo
Che li trovi e ci abiti e diventano il tuo mondo
Con un Giardino in fondo, nascosto dietro i muri
E non si sa la storia quanto duri
La storia coi suoi giri, la storia che ho da dire
E allora ecco, statela a sentire
Passavano in fila i miei giorni prudenti
In quel mondo tranquillo, tirati con i denti
In quel mondo rotondo monotono e lieto
Io cercavo – dillo! – un Giardino Segreto
Perché mi dicevo: fratello, guarda bene
Non è possibile che sia tutto qui
Non distrarti, guarda tutto, ti conviene
Non è possibile che il mondo sia così
Guarda bene nella strada, guarda intorno
Guarda infondo ad ogni angolo del giorno
Guarda dentro ad ogni attimo che viene
Guarda bene – mi dicevo – guarda bene!
Ed è così che è andata, alla fine, veramente
Non dico balle stupide – credetemi, gente!
A forza di guardare dappertutto – testa dura
Alla fine l'ho vista – la spaccatura
Davvero, il ragazzo guarda e guarda la trovò
Alla fine – the break in the wall!


Il mio Giardino Magico è un cielo rovesciato
Dove va per contare chi non ha mai contato
Si contano le stelle, son poche e sono molte
Perché quelle più belle si contano due volte
Ci son due equilibristi, angeli danzatori
Con l'anima son dentro ma coi corpi sono fuori
Ogni salto una stella, ogni stella due baci
Lui dice "tu sei bella", lei dice "tu mi piaci"
Danzano nella notte, intorno è tutto nero
Stelle cadenti a frotte che cadono davvero
Cadono nella rete, la rete è il loro pianto
Sfrecciano le comete e sparisce tutto quanto
Rimangono da soli, due soli senza fiato
In quel Giardino Magico di cielo rovesciato


Ahi! Maledetto Giardino Segreto!
E chi l'avrebbe detto! – Traditore!
Colava come lacrime il dannato splendore
Sono passati i giorni, sono passati i mesi
I fili degli acrobati son sempre meno tesi
Sono giorni grigi le notti senza fine
Le stelle rovesciate sono led e lampadine
E dilla tutta: non te ne sei accorto
Il bel Giardino Magico è diventato un orto
Tornano – in fila – i tuoi giorni prudenti
Nel loro modo solito, tirati con i denti
Nel tuo mondo tranquillo, monotono e lieto
L'acrobata reumatico, fanatico, lunatico
Si rimetteva in cerca – dillo!
... di un Giardino Segreto
E via che mi dicevo: fratello, guarda bene
Non può essere di nuovo tutto qui
Non disperarti, guarda ancora, ti conviene
Non è possibile che sia sempre così
Guarda ancora, nella strada, guarda intorno
Guarda infondo ad ogni angolo del giorno
Fruga bene nelle tasche di ogni ora
Guarda ancora – mi dicevo – guarda ancora!
Ed è così che è andata, di nuovo, veramente
A forza di guardare dappertutto – testa dura
L'ho vista nuovamente – la spaccatura
Davvero, credetemi, quel tizio la trovò
Di nuovo – another break in the wall!


Il mio Giardino Magico è un mare rovesciato
Dove va per nuotare chi non ha mai volato
Si contano le onde, son poche e sono molte
E quelle più profonde si contano due volte
Ci son due marinai, angeli nuotatori
Le ali sono dentro ma le pinne sono fuori
Lei angelo delfino, lui angelo balena
Lei sole che tramonta, lui bianca luna piena
Un coro di annegati con le bocche di mare
Gli canta una canzone che è impossibile cantare
Abissi della notte, intorno è tutto nero
Stelle marine a frotte scintillano davvero
Brillano solo gli occhi, di fosforo e di pianto
Si sciolgono i ginocchi e sparisce tutto quanto
Rimangono da soli, due pesci senza fiato
In quel Giardino Magico di mare rovesciato


Ahi canzoniere! Dannato bugiardo!
Poeta giardiniere, mentitore bastardo!
Anche quel Giardino di mare rovesciato
Nel giro di un'estate s'era bell'e prosciugato
Restavano mattini di sonno e di rabbia
Bacini, messaggini e conchigliette nella sabbia
Giardini Segretissimi, fatati, incantati
Gira la carta – sono supermercati
I cieli capovolti, gli oceani di coscienza
Prova a capovolgerli – c'è la scadenza
E ora cosa faccio? Dove vado da qui?
Allora veramente forse il mondo è così?
Mi giro e guardo
Giro intorno lo sguardo
Che cosa cerco ancora nel paesaggio bugiardo?
Ed eccola – già subito – profonda e scura
Nel fondo della stanza ancora un'altra spaccatura
Mi fa paura, amico, so cosa c'è là dentro
E sai cosa ti dico? – Io non ci entro
Non me ne vado, resto
Perché ho capito questo


Ci dev'essere un altro Giardino
Lo so e lo sento
In un tempo lontano e vicino
Laggiù in fondo al vento
Nel buio del cuore del mondo
In cima a un sentiero
Un Giardino Segreto davvero
Spaccatura futura e lucente
Che stavolta non spacca più niente
Ma accompagna e protegge e guarisce
Perché non finisce
E oramai non mi porta più via
Perché è casa mia
Troverò questo vero Giardino Segreto e Profondo
E avrà dentro un Passaggio Segreto
Che porta nel mondo




48. FILASTROCCA SENZA FINE
Scritta per Carmela, che ha perduto il suo bambino. Dicembre 2008.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

C'è un bambino che è fatto di scomparsa
Grido di scimmia e gemito di orsa
Nomi del mondo che non vogliono più dire
Chiami e non smette mai di scomparire
Allora siediti con i tuoi nomi accanto
Insieme voi comincerete un canto
E se quel canto a te non dà conforto
C'è un bambino che è fatto di sconforto
Pensiero di palude e d'acqua bassa
I giorni passano ma lui non passa
Allora siedi sulla riva dello stagno
E prendi lo sconforto per compagno
E se tu da quell'acqua non ritorni
C'è una bambina con te fatta di giorni
Come la vita lei cade e si rialza
Tu non la senti perché cammina scalza
A bocca chiusa ti fa le sue domande
Rispondi, prima che diventi grande
E se ancora chi sia non indovini
C'è un bambino che è fatto di bambini
La sua testa è una prima elementare
Le sue spalle due ragazzine chiare
Il suo petto un cortile con le voci
Le sue gambe i due maschi più veloci
I suoi occhi due neonati senza fretta
Il suo cuore è il tuo mondo, che ti aspetta
Vai con loro, coi bambini e le bambine
Loro lo sanno che il tuo pianto non ha fine


49. FILASTROCCA PER ESTER GRANDESSO
Scritta per Ester Grandesso, direttrice del Centro Servizi Bibliotecari della Provincia di Cagliari, che dopo aver tessuto in trent'anni di lavoro uno dei circuiti bibliotecari più vivaci d'Italia, lascia il suo telaio e va in pensione. Dicembre 2008.
1.
Ester Grandesso tesse la rete
La biblioteca delle biblioteche
Semina, stimola, fa seminari
Bibliotecaria di bibliotecari
Tesse in silenzio, Ester Grandesso
Non è visibile, non sa far chiasso
Parla pochissimo, solo se deve
Il suo tappeto vien su forte e lieve
Pura passione, dura pazienza
   – Mirto, porchetto, dice il mercato
Della politica può fare senza
   – Mirto, porchetto, panecarasàto
Spargere i semi, riempire i vuoti
   – Mirto, porchetto, formaggio, sebàda
Le biblioteche non portano voti
   – Mirto, porchetto, nessuno ci bada
Portano premi dall'Oltremare
Ester Grandesso li va a ritirare
Il continente fa onori profondi
E la sua isola le taglia i fondi
Tesse la tela Ester Grandesso
   – Mirto, porchetto, girò, culurgionis
E senza i fondi la tesse lo stesso
   – Mirto, porchetto, non sente ragioni
Tesse il tappeto della cultura
Fili di libri di tutto il mondo
Che vanno dentro la terra più dura
Con una rete che arriva più in fondo
Perché altrimenti davanti allo sguardo
Se si promuove solo ciò che è sardo
Qui fra di noi sarà il sardo perfetto
Di là dal mare
   – Mirto e porchetto
2.
Ester Grandesso adesso ha finito
Non tesse più
Resta a guardare se ciò che ha tessuto
Rimane su
Saranno brave le sue biblioteche
A mantenere tessuta la rete?
Sarà il tappeto che tesse se stesso
Se non c'è Ester Grandesso?



50. TIRITERA ELETTORALE SARDA
Una tiritera (in sardo "duruduru") scritta in occasione delle elezioni regionali in Sardegna, febbraio 2009.
Noi siamo piccoli, noi siamo sardi
Piccoli uomini che fanno lunghi sguardi
Passano i secoli, con piccoli passi
Noi siamo piccoli però non siamo bassi
Non siamo bassi perché in cuore siamo scalzi
Non ci mettiamo né tacchi né rialzi
Noi stiamo zitti
Guardiamo il mare
Secoli fitti che si vedono arrivare


Arrivano dal mare
I soliti Baroni
Arrivano dal mare i Presidenti ed i Padroni
I sardi sono piccoli
I grandi sono fessi
I nomi son diversi ma i Baroni son gli stessi
Arriva da lontano per dirci chi votare
È un Barone
Non si riesce a moderare
I sardi sono arcaici
Con sopracciglia folte
Per farcelo capire lui ritorna nove volte
Cannoni di sorrisi
Granate di parole
Se siamo piccoli, però, perché ci vuole?
Se siamo piccoli, però, di che ha paura?


Ha paura
Del mulo pelle scura
Ha paura
Dell'asino nascosto
Del cuore di quest'isola che sta in un altro posto
Di qualche spaccatura
Che sta nascendo altrove
Di qualche mulo che si sveglia e che si muove
Di qualche cosa che lo faccia moderare
Gli sappia fare guerra
Lo metta a piede in terra
Qualcosa che è lontana, che a Roma non si sente
Però quest'isola
È un altro continente…


Noi siamo piccoli
Col pepe nelle vene
Noi siamo piccoli però guardiamo bene
Si va a votare
Da chi farci comandare
Però c'è un modo strano di rispondere ai comandi
Noi siamo piccoli
Ma abbiamo gli occhi grandi
Guardate bene, sardi
Io guardo e miro
Guardate bene, sardi
Io guardo e spero


Se si può fare
Un presidente nero
Si può fare anche un presidente vero




51. FILASTROCCA PER ALTRONDO
Scritta per una tana di piccoli lettori fondata dalle Cercasentieri di Libri Carla e Gisella in una libreria consenziente di Roma, marzo 2009. INUTILIZZATA
Ma dovunque tu vada
Non hai mai visto il mondo
Finché non sbagli strada
E finisci in Altrondo
È un circo delle sere
Quando racconta Carla
E comete e pantere
Saltano dentro il cuore mentre parla
È un teatro dei monti
Quando legge Gisella
E su tutte le fronti
Pulsa piano il diamante di una stella
Altrondo ti circonda
Come una patria antica
È la tana profonda
Che parla in una vecchia lingua amica
Libro della foresta
Non ripartire, resta
Libro, fiaba, leggenda
Pianta qui la tua tenda
Libro di vento e fiori
Stai dentro e guarda fuori
Libro di fiumi e fonti
Perché siamo paesani dei racconti
Libro di nostalgia
Quando poi viene l'ora di andar via
Ma anche se te ne vai
I giorni conterai
Finché non tornerai
Perché ora tu lo sai…
Che dovunque tu vada
Non hai mai visto il mondo
Finché non sbagli strada
E finisci in Altrondo



52. FILASTROCCA DELLA TERRA CHE BALLA

Scritta in occasione del terremoto in Abbruzzo, maggio 2009.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Oggi non piove
La terra non si muove
Vola farfalla
La terra oggi non balla
Ieri pioveva
La terra si muoveva
Sabbia di mare
Casa mia non sa ballare
Resta ferma e cade giù
Casa mia non ce l'ho più
Ma oggi non piove
Facciamo case nuove
Case farfalla
Gentili le vorrei
Che se la terra balla
Loro ballano con lei



53. FILASTROCCA DEI LIBRAI SCATENATI

Scritta per un'iniziativa estiva dei librai indipendenti di Cagliari contro gli sconti delle librerie di catena, luglio 2009.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Un chilo di libri. Quant'è?
Da noi non si vendono a chilo
E allora come li vendete?
I libri si vendono a filo
A filo di seta dei libri amati
A filo di spada dei libri ardenti
Perché qui da noi, dai Librai Scatenati
Ci sono lettori, non solo clienti
Un metro di libri. Quant'è?
Se ne prendo sei, pago tre?
Dipende da quanti ne vuoi
Dipende da quali nel cuore son tuoi
E come si sa? E come si vede?
È semplice, si entra e si chiede
I Librai Incatenati ti fanno lo sconto
I Librai Scatenati ti fanno il racconto



54. PIGNABRINDISI PER LA MELEVISIONE

Scritta per la cena di fine anno di Melevisione, luglio 2009. INUTILIZZATA.
Un pignabrindisi per pignatutti
Attori belli e Registi brutti
Attori brutti e Registi belli
Ai sette Nani Autori fratelli
Ai Pignatecnici e al Pignatrucco
Al Pignavalter e al Pignaparrucco
Ai Costruttori di gnomo Zecchino
Ai Musicanti col loro organino
Agli Occhigrandi Cameranani
Che fanno belli fiabeschi ed umani
Ai Macchinisti creatori di fumi
Alle Sartine dei pignacostumi
Alle Fatine della redazione
Alle Madrine della produzione
Al Capitano Cristina sul ponte
Pignammiraglia che doma le onde
A Nostra Strega Suprezia Mussi
Che fa streganze di ascolti e di flussi
Bevete tutti, bevete bene
Tiramisuper, Fruzziante e Blumele
Mangiate pigne, bevete tanto
Per festeggiare l'incontro e l'incanto
Per festeggiare il Melefuturo
Per onorare il Melepassato
Con pignapane di grano maturo
E pignaciucche di buon Pignolato



55. POESIA PER GIANNI RODARI

Scritta per il progetto di Antonio Catalano "La Giostra delle Meraviglie – Omaggio a Gianni Rodari", gennaio 2010.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


Mia figlia si svegliava con le tue rime in musica
A tua figlia dicevi fiabe ad alta voce
Anch'io a mia figlia leggevo ad alta voce
Ho studiato con tua figlia all'università
Il mio mestiere è diventato il tuo


C'è un fiume di padri e di figli, di rime e di fogli
C'è un giro di grandi stagioni, di madri e di mogli
C'è il rosso coraggio delle primavere
Le figlie son vere, le fiabe son finte
Ma tu non temere, le guerre che hai perso son vinte
C'è il rosso di foglie che cadono, qui nell'autunno
Nel tempo del sonno e del danno
Le foglie son vere, le figlie son molte
Le rime che lasci cadere
Son state raccolte
E ormai dureranno le estati della filastrocca
La gente ora sa che sapevi suonare
Suonare ci tocca
Ti abbiamo seguito, abbiamo accordato la rima
Le fiabe son vere, c'è un nuovo mestiere
Che non c'era prima


I poeti per bambini intagliano teatrini del mondo
I poeti per bambini costruiscono giocattoli dell'anima
I poeti per bambini son Piccoli Zii per i figli di tutti


Contro i Grandi Fratelli ignoranti, meschini e corrotti
Tutti noi stamburanti di rima
Tutti noi musicanti di Brema
Noi poeti un po' gatti, un po' galli, un po' cani e somari
Camminiamo sulle strade aperte
Da Gianni Rodari



56. FILASTROCCA DEL BUIO AL SOLE

Scritta per il Festival Tuttestorie 2010, aprile 2010.
Le storie sono sogni senza sonno
Che spargono all'intorno
Con stelle di parole
Angolini di notte in mezzo al giorno
Pezzi di buio al sole



57. COLONNINO DEL LUPO VESTITO DA NONNA

Scritta per "L'Unità", numero del 26 aprile 2010.
Lupo pagliaccio, non hai ragione
Parli con bocca di televisione
Io te lo dico con parole mie
Non basta più che ci dici bugie
Naso lunghissimo, gambine corte
Non basta più che le dici più forte
Son canzonette logore e vecchie
Non ci si infilano più nelle orecchie
Invece che "della Liberazione"
Tu dici "festa della Libertà"
Sono puzzette di televisione
Sono trucchetti di pubblicità
Neanche i bambini che fanno la nanna
Credono al Lupo vestito da Nonna
Perché lo sanno che al loro risveglio
Finisce sempre "per mangiarti meglio"
Nasino finto, parole ladre
Ecco il padrone dipinto da padre
Apri sipario, chiudi sipario
Col fazzoletto da partigiano
Apri sipario, chiudi sipario
Con il braccetto in saluto romano
Apri sipario, chiudi sipario
Verde padano federalista
Apri sipario, chiudi sipario
Palazzo romano supercentralista
Prima padrone ricco e potente
Poi padre saggio costituente
Siamo bambini, è vero: cucù!
Ma lo sappiamo che sei sempre tu
Con bocca grande di televisione
Con naso lungo e lingua che inganna
Apri sipario, chiudi sipario
Lupo vestito da Nonna!



58. FILASTROCCA DI CASA E DI SCUOLA

Scritta per la rivista "Scuola dell'infanzia", Giunti, maggio 2010 (numero di settembre).
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

A casa io gioco
A scuola io faccio
A casa è il mio fuoco
A scuola è il mio abbraccio
A casa c'è Mamma
A scuola Maestra
A casa TV
A scuola finestra
A casa io sono
A scuola divento
A casa c'è sole
A scuola c'è vento
A casa io chiedo
A scuola rispondo
A casa c'è il nido
A scuola c'è il mondo



59. POESIA PER IL COMPLEANNO DELLA SORELLA

Scritta per i sessant'anni di mia sorella Maria Donata, 12 maggio 2010.
Trenta, sessanta
La vita si alza e canta
Entrando nell'argento
Sorella, tuo fratello rende onore
A questo lieve amore
Leggero, ma che non disperde il vento
Che non flette, non langue
Perché ha radici nello stesso sangue
È immune alle vittorie e alle sconfitte
Se io scrivo con l'inchiostro di quel sangue
Le poesie che io ho scritto tu le hai scritte
Le tue mani e le mie mani son sorelle
Lontane hanno cresciuto cose buie e cose belle
Mentre gli anni hanno girato matte giostre
Di fredde piogge e di tramonti d'oro
Le rime sono nostre
Le date sono loro
Le rughe sono vie da camminare
Abbiamo avuto l'onore di invecchiare
Abbiamo meritato questa età
Le sue mute domeniche, il suo mite splendore
Adesso rimbocchiamoci le maniche
E rendiamole onore



60. POESIA PER I POETI MORTI

Scritta per la morte di Edoardo Sanguineti, e per l'Unità, maggio 2010.
Politica, attualità, pubblicità
Dibattiti, atrocità, pubblicità
Sondaggi, brutalità, pubblicità
Ho ricusato i pater ave gloria
Per ritrovarmi rintontito il cuore
Di un'altra giaculatoria
Di gran lunga peggiore
Dove sei andato Giovanni Raboni?
Dove siete, Turoldo, Sanguineti?
Parlateci, padri poeti
Ditelo ancora, bianco su nero
Che non è vero
Non è vero che tutto è uguale a tutto
Non è vero che tutto è prodotto
Che tutto è mercato
Confutatelo questo rosario oscuro
Questa cupa noiosa litania
Con l'ostinato irriducibile scongiuro
Della chiara poesia



61. QUARTINA DELL'ARGENTIERA

Scritta per la T-shirt del Piccolo Festival di Mezza Estate "SULLA TERRA LEGGERI", Argentiera (SS), luglio 2010.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Minatori che scavano nel vento
Troveranno risposte, prima o poi
Ora che l'Argentiera non dà argento
Ora che la miniera siamo noi



62. FILASTROCCA DEL GIALLO

Scritta per la rivista per i più piccoli LA GIOSTRA, luglio 2010.
Da un suggerimento dei bambini di una scuola primaria di Samassi e della loro maestra Teresa.
Pubblicata nel libro CANTA IL GIALLO ALLA MATTINA, a cura di Gabriele Clima, illustrazioni di Simona Mulazzani, La Coccinella 2012.

Canta il Giallo alla mattina
E fa l'uovo la Giallina
Fa un ovone giallo e tondo
Che dal cielo scalda il mondo
Picchia in testa l'Ovo Sole
Fa sbagliare le parole
Forse è il gallo che cantava
La gallina che covava
Ma a noi piace più così
Coccodè e chicchirichi
Perché nella gialla estate
A occhi chiusi lo sentite
Che nei cieli più celesti
Tutti i nomi sono giusti
E i colori son millanta
Ma soltanto il Gallo Giallo Sole canta



63. FILASTROCCA DELLA VOCE DELLE MAMME

Scritta per l'ambulatorio di Ostetricia dell'Ospedale di Carpi, settembre 2010.
Ecco , con l'illustrazione di Antonella Abbatiello che con la poesia è stata riprodotta a tutta parete nell'ambulatorio.
Ed ecco del Dottor Paolo Accorsi, Direttore dell'Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale di Carpi.
La poesia è pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Io dico per te luna, io dico per te sole
Io chiamo per te il mondo con le mie poche parole
Con la voce più chiara, nella notte più cupa
La mia voce di mamma, di femmina, di lupa
Voce che bene dice, voce che solo ama
E tu sei già venuto ma lei ancora ti chiama
E quando sarai partito, nelle mie sere sole
Io dirò per te luna, io dirò per te sole



64. RIMETTA SLOGAN DELLA FARFALLA IN PEDIATRIA

Scritta per il progetto dell'Ospedale Brotzu e del Liceo Artistico di Cagliari, ottobre 2010.
Mano farfalla
Sole che balla
Cuore sicuro
Mare sul muro



65. FILASTROCCA DEI NATI PER LEGGERE

Scritta per e per del progetto NATI PER LEGGERE, ottobre 2010.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Leggimi subito, leggimi forte
Dimmi ogni nome che apre le porte
Chiama ogni cosa, così il mondo viene
Leggimi tutto, leggimi bene
Dimmi la rosa, dammi la rima
Leggimi in prosa, leggimi prima



66. RIMETTA UMILE E UTILE PER I LIBRAI PER BAMBINI

Scritta per La Libreria Tuttestorie di Cagliari, e molti altri librai per bambini, novembre 2010.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

P O V E R O  L I B R O !
C h e   s f o r t u n a t o !
Se TU sfogliandolo qui l'hai sciupato
Poi nessun altro lo comprerà più
Sarà tagliato e poi macinato!
Allora salvalo: compralo TU



67. FILASTROCCA PER UN PROFESSORE

Scritta per due professori universitari che andavano in pensione, Lecce, gennaio 2011.
Una variante dedicata ai docenti delle scuole medie è pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Gli anni con gli anni marciano, rondini e tartarughe
Luce di belle estati, pomeriggi d'inverno
I figli e i libri crescono, con le righe e le rughe
Nei passi di ricerca, didattica e governo
E nei visi dei giovani, di ragazzi e ragazze
Che vengono per chiedere e che alla fine danno
La scuola delle scuole, la vita nelle piazze
La pazienza che occorre per cominciare un anno
Gli anni sono passati, questo devono fare
È, loro magistero, compito di sviluppo
E alla fine arriva un pranzo in riva al mare
Dove ti rende onore la tua gente, il tuo gruppo
La pensione comincia, la fatica è finita
Ma non si va in pensione dal senso di una vita
Non si dismette un compito portato con onore
Non si va in pensione da un nome:
Professore



68. FILASTROCCA SLOGAN SUL GIOCO

Scritta per l'Associazione Lunamoonda, animatrici del gioco di Cagliari, febbraio 2011.
A volte il mondo io non lo comprendo
Però se giochiamo lo prendo



69. GRIDO DELLA TORRE COSTIERA

Scritta per il quotidiano l'Unità, 29 marzo 2011.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Arrivano dal mare!
I mori saracini!
Ci prendono le donne e ci spaventano i bambini!
Arrivano dal mare!
I saracini mori!
Ci prendono le case e ci contendono i lavori!
Arrivano, arrivano!
Avete visto quanti?
Voi non ci credevate e ora sono qui davanti!
Oh mamma mia, il moro!
Aiuto, arriva il moro!
Le nostre belle strade che diventano le loro!
Il saracino atroce!
Che arriva da lontano!
Per toglierci la Croce e per metterci il Corano!
Arrivano! Sorridono!
Hanno rotto le sbarre!
Sotto le felpe nostre hanno le loro scimitarre!
Arrivano e sorridono!
Ghigni fino agli orecchi!
Perché son tutti giovani mentre noi siamo vecchi!
Oh mamma mia, il moro!
Aiuto, arriva il moro!
Adesso lo capite? Il problema sono loro!
Son tanti, contenti!
E puzzolenti e brutti!
(Regista, allarga – Falli vedere tutti)



70. LUNAMONDA CAMBIAGIOCO

Scritta per la campagna elettorale di Massimo Zedda come sindaco di Cagliari, 4 aprile 2011.
Lunamonda del cammino
Tu mi salti perché io mi chino
Ma il cammino non va avanti
Tu non ti chini perché io ti salti
Lunamonda fiori e frutti
Il gioco va avanti se giocano tutti
Lunamonda due buoi
Ora ti chini perché tocca a noi
Lunamonda tre re
Vogliamo un sindaco schilellè!



71. ANNINNÌA DELL'ASTENSIONE

Scritta per la campagna elettorale di Massimo Zedda come sindaco di Cagliari, 4 aprile 2011.
Ninna nanna a cantare
Accallona questo mare
La domenica confonde
Tutti lì a contare onde
Sette, otto, mille, cento
Il mio voto lo do al vento
Tanto è sempre tutto uguale
O è levante o è maestrale
Elezioni, culungioni
Vince cambara o maccioni
Vince o perde è su matessi
Perché son sempre gli stessi
Dunque dormi, canta e sogna
Capitale di Sardegna
Forza Cagliari e anninìa
Dormi e sogna e così sia
Tanto in fondo alla canzone
C'è il futuro che prepara il gavettone



72. GIROTONDO MANGIAMONDO

Scritta per la rivista n. 4, CUEC, Cagliari, maggio 2011.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Io mangio la radice, il germoglio tagliato
E qualcosa in fondo a me diventa prato
Mangio carne del bue, mangio l'agnello arrosto
E la mia gamba ha uno zoccolo nascosto
Mangio il miele fiorito, inondato sul pane
E non sono più solo, sono sciame
E bevo latte bianco, bianchi formaggi e panne
Ed ecco, le mie mani son due mamme
Io mangio il pesce rapido, l'ostrica, il calamaro
E nel mio sangue si scioglie mare amaro
E mangio i fichi floridi, le susine spaccate
E i miei capelli diventano l'estate
Io sono un uomo
Mangio tutto ciò che c'è
E poi quando finisce il girotondo
La terra mangia me
E io divento il mondo



73. FILASTROCCA BABBALLOTTA

Scritta per i ballottaggi delle elezioni amministrative di Cagliari il 29 e 30 maggio 2011.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Filastrocca babballotta
Per chi pappa e per chi lotta
Perché dai muretti rotti
Sono usciti i babballotti
Dai murrungi dei delusi
Dove stavano rinchiusi
Sono usciti nelle strade
Perché questa volta accade
Perché si avvicina il giorno
Babballotti tutto intorno
Perché basta con il lutto
Babballotti dappertutto
Freschi come fiori a maggio
Pronti? Via!
BABBALLOTTAGGIO!



74. SLOGAN ELETTORALE

Scritta per i ballottaggi delle elezioni amministrative di Cagliari il 29 e 30 maggio 2011.
Che cosa fai domenica?
Non stare lì a vedere
La tua città ti merita
FALLO ACCADERE!



75. FILASTROCCA DI ADDIO ALLA SCUOLA

Variante della FILASTROCCA PER UN PROFESSORE (universitario), adattata per un pranzo d'addio alla scuola di un gruppo di insegnanti di scuola media, maggio 2011.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Gli anni con gli anni marciano, rondini e tartarughe
Luce di belle estati, pomeriggi di tedio
I figli e i fogli crescono, con le righe e le rughe
Nei passi di progetti, di lezioni e di studio
Nei visi di bambini, poi ragazzi e ragazze
Che vengono per chiedere, e che alla fine danno
La scuola nelle scuole, la spesa nelle piazze
La pazienza che occorre per cominciare un anno
Gli anni sono passati, questo devono fare
Onde di tanti giovani in una vita sola
E alla fine arriva l'ora di salutare
Di restituire il compito di una vita di scuola
La pensione comincia, la fatica è finita
Ma non si va in pensione dal senso di una vita
Non si dismette un compito portato con onore
Non si va in pensione da un nome:
Professore



76. MARCETTA DEGLI GNOMI AL VOTO

Scritta per i referendum del 12 e 13 giugno 2011.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Io sono uno
Ma sono tanti
Sono qualcuno che ti troverai davanti
Quando arriverà il momento
Tutti in fila
Io sono uno, qualcuno e centomila
E io ci conto
Perché io conto
Se c'è da farsi contare, sono pronto
Qui dove abito
Come mi chiamo
Son solo un numero, però numero primo
Perché ora è il tempo
Arrivano gli gnomi
Saremo tutti in fila ma saremo tutti primi
Gli gnomi del risveglio
Nel tuo giardino vuoto
Io vado e voglio
Io vado e voto



77. FILASTROCCA DELLE STELLE

Scritta per un intervento-spettacolo sul cielo di Andrea Valente, agosto 2011.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Dietro le stelle sai cosa c'è?
Altre stelle
E dietro quelle
Ancora nuove stelle
E dietro ancora quelle
Ancora stelle
E dopo, ancora su, ancora avanti
Ci sono regni strani
Dove sono pianeti le tue mani
Lune i tuoi denti
Capelli spettinati ogni atmosfera
Il cielo buio è la tua carne nera
E le infinite stelle
Son tutti i nei della tua vera pelle



78. PRIMO PROCLAMA DELLA BOCCACCIA DELLA VERITÀ

Scritta per gli eventi spettacolari del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2011.
Io sono la Boccaccia
Che dice i tuoi segreti
Che te li legge in faccia
Anche se li tieni stretti
I tuoi segreti fragili
I tuoi segreti brutti
Tu credi siano tuoi e invece no
Sono di tutti!
Segreti come semi
Che cadono dai rami
Così lo sanno tutti cosa fai e come ti chiami
Segreti, segreti!
Vecchissimi amuleti
Che stanno sulle bocche dei maligni e dei poeti
E tu ne sei avaro
Anche se è tutto vero
Ma io li libero e li lascio andare in giro
In giro, intorno
A fecondare il giorno
A colorare il cielo con un pizzico d'inferno
Per questo sono qui
Con questa filastrocca
Il mondo parla
E io sono la sua Bocca
Boccaccia mia stai zitta!
Boccaccia maladitta!
Boccaccia di poeti, di profeti, di indiscreti
Svela segreti! Dài!
Svela segreti!



79. SECONDO PROCLAMA DELLA BOCCACCIA DELLA VERITÀ

Scritta per gli eventi spettacolari del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2011.
Io sono la Boccaccia
Che dice i tuoi segreti
Che te li legge in faccia
Anche se li tieni stretti
I segreti si dicono
I segreti si sanno
Ma appena tu li dici altri segreti nasceranno
Perché si riproducono
Non finiscono mai
Se tu scopri un segreto, il segreto è che lo sai
Perché sempre rispuntano
Sono un bosco perfetto
Se tu dici un segreto, il segreto è che l'hai detto
Segreti che frondeggiano
Che fanno bosco
Mentre il tuo vero segreto sta nascosto
Che ti distraggono
E non capisci più
Che l'unico segreto qui… SEI TU!



80. FILASTROCCA DEI CRÀSTULI

Scritta per gli eventi spettacolari del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2011.
Noi siamo i Cràstuli, siamo i Passanti!
Noi siamo quelli che ti passano davanti!
Siamo ragazzi, siamo donne, siamo vecchi!
Quelli che passano e allungano gli orecchi!
Per sentire cosa dici, per capire cosa fai
Noi siamo quelli che SI FANNO I FATTI TUOI!



81. FILASTROCCA DEGLI GLI UCCELLINI DEI SEGRETI

Scritta per gli eventi spettacolari del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2011.
Gli Uccellini dei Segreti
Volano zitti, curiosi e discreti
Vedono tutto, sentono tutto
Ciò che nascondi di bello e di brutto
Quelle cosine che solo tu sai
Che non diresti né ora né mai
Perle di gioia, pietre di danno
Loro le sanno!



82. FILASTROCCA DEL FINALE

Scritta per gli eventi spettacolari del Festival Tuttestorie, Cagliari, ottobre 2011.
E ora volate, Uccellini dei Segreti
Dai libri di scrittori e di poeti
Volate su dalle figure, dai racconti
Uccellini dei Segreti Scintillanti
Portate in cielo i libri e le figure
I versi e le avventure
I sogni le memorie
Perché è finito il Festival...
... di Tuttestorie!



83. FILASTROCCA DELLA SALA BORSA

Scritta per i dieci anni della Biblioteca Sala Borsa Ragazzi di Bologna, ottobre 2011.
(Eccola nel e nel )
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

La Sala Borsa è una Nonna Ragazza
Sta in una piazza che sta in una piazza
Cuore nel cuore di Mamma Bologna
La Sala Borsa è un motore che sogna
Sogna bambini che diventeranno
Tutte le cose che sono e che sanno
Ma adesso leggono, non disturbate
Perché leggendo le storie fatate
Stanno scrivendo le cose future
In una Sala di libri e figure
In una Borsa di storie sibille
Che come loro ha dieci anni più mille
E allora batti, cuore di piazza
Sogna per noi, Sala Borsa Ragazza
Pompa segreta dei nostri futuri
Dieci più mille AUGURI!



84. FILASTROCCA PER DUE BRAVE CONTASTORIE

Scritta per due amiche esperte di libri per ragazzi, dai buffi cognomi, novembre 2011.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Giusi Gallina e Teresa Porcella
Le contastorie della fattoria
In una notte di luna padella
Dissero in coro questa poesia
Pio pio, bei pulcinetti!
Tutti vicini, sedetevi stretti!
La merla vola, la rana salta
E noi leggiamo per voi a voce alta!
Ma i pulcinetti avevano fame
La paperetta era andata a Saronno
Il porcellino faceva il salame
Le tartarughe avevano sonno
Il vitellino voleva la vacca
Il coniglietto aveva paura
Il cagnolino era a fare la cacca
La somarella era ubriaca dura
Venne soltanto un'oca giuliva
E dopo un minuto dormiva
Uffa! Basta! Noi andiamo via!
Dice Porcella e ripete Gallina
Noi ci cerchiamo un'altra fattoria!
E via per strada, cammina cammina
Finché trovarono buona fortuna
Così la smetto di dire scemenze
Giusi Gallina a Montebelluna
Teresa Porcella a Firenze



85. FILASTROCCA PER LA SEMINA DEI SOGNI

Scritta per una maestra di Genova che ha deciso di aggiungere ai Diritti dei Bambini il Diritto al Sogno, marzo 2012.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Seminate e innaffiate i vostri sogni
Contadini piantatori di miraggi
Spalate nuvole
Lasciate segni
Frecce di favole per tutti i vostri viaggi
I sogni più sinceri e più sbruffoni
Si fanno oracoli
Se bene detti
Se le visuali diventano visioni
Le profezie diventano progetti
Se non si avverano
È solo un sogno scemo
Ma se si avverano
Allora brinderemo



86. FILASTROCCA PER GLI OTTANT'ANNI DI TULLIO DE MAURO

Scritta per il compleanno del linguista, celebrato al Convegno Nazionale GISCEL, Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell'Educazione Linguistica, a Reggio Emilia il 12 aprile 2012.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Gnomo Grammatico, pastore di parole
Che hai vegliato sulle loro transumanze
Nelle steppe delle strade e delle scuole
Negli intrichi di radici e desinenze
Nel corrompersi, nel crescere stupendo
Ora ascolta: qualcosa sta cambiando
La lingua madre ormai è lingua moglie
I suoi nomi sono pani sulle mense
Un italiano delle pietre e delle foglie
Le sue parole si fanno poche e immense
Sanno come si chiamano le cose
Perché vengano, che s'erano smarrite
Perché vadano e ritornino preziose
E allora grazie per averle custodite
Contale ancora, fino all'ultima che arriva
Le bocche muoiono
La lingua è viva



87. FILASTROCCA DELL'INFINITA MAESTRIA

Scritta per una classe che ha perso la maestra, maggio 2012.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Le maestre non muoiono
I bambini lo sanno
Ogni tanto spariscono
Però non se ne vanno
Guardano dalle O
Ridono nelle U
Vivono in tutto ciò
Che ora sai fare tu
Le maestre non muoiono
Finché c'è da imparare
Il cielo è un grande circolo
La scuola è un grande mare
Gli alberi sono pronti
Per quadrimestri eterni
Gli angeli dei tramonti
Preparano i quaderni



88. FILASTROCCA DEI TAGLIATORI DI SOGNI

Scritta per la manifestazione "Difendiamo i nostri granai", in difesa di biblioteche pubbliche, musei e siti archeologici della Sardegna, giugno 2012.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

E voi tagliate
Togliete biblioteche
Per fare più patate
Potate tutti i fiori
Per far posto alle banche
Le torri dei guadagni
In queste terre stanche
State tirando giù i fari dei sogni
Ma è una pazzia
La vostra economia
Per essere salvata
Dev'essere un'economia sognata
E gli unici
Magici
Medici
Che dagli errori tragici
Ci tireranno fuori
Sono futuri economisti sognatori
Ma niente
Voi tagliate
Togliete a muso duro
I sogni sotto i piedi
E i piedi del futuro



89. FILASTROCCA DELLE BUONE RAGIONI

Scritta per un bambino che aveva la mamma molto malata, e me l'ha chiesta. È una poesia oscura, forse oracolare, quasi di certo sbagliata. Ma più sbagliato sarebbe stato non scriverla. Giugno 2012.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


Alberi, acqua, api, giochi
Amore, arrivederci
Bandiere, biciclette, fuochi
Balene, treni merci
Compagni, casa, lontananza
Coraggio, cioccolato
Domani, draghi, pizza, danza
Dire, dare, gelato
Eclissi, erba, elfi, pioggia
Elefanti, emozione
Fragole, fidanzate, spiaggia
Fiume, fiabe, pallone
Gente, sorgente, giallo, grotte
Girandole, ghepardi
Hotel, giocattoli, Harry Potter
Hobby, halloween, sguardi
Insieme, inutile, infinito
Idiota, verità
Limoni, lingue, latte, mito
Luglio, lana, città
Mandorle, muri, fiori, mamma
Mari, magari, mai
Nuvole, nomi, notti, fiamma
Nel mondo, troverai
Perdite, paste, posti, pace
Pazienza, ribellioni
Quando, quiete, querce, brace
Quante buone ragioni
Rane, risate, sogni, regni
Rompicapi, risposte
Soldi, silenzio, ragni, segni
Solitudine, soste
Torri, torroni, tuffi, volo
Tutto, termine, blu
Uomini, uova, uno, solo
Unico, amore, tu
In viaggio, adesso, in volo, in vita
Nel vento, lo vedrai
Zampilla, la tua via, guarita
Zitto poeta, bambino vai!



90. FILASTROCCA DELLE GUARIGIONI

Scritta per il bambino della poesia precedente, che aveva la mamma molto malata. Una seconda poesia, scritta nel dubbio che la prima da sola non gli basti, non gli serva, o semplicemente non gli parli. Giugno 2012.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)


La mamma è ammalata, il bambino lo vede
Conosce un poeta e gli chiede
"Poeta, rispondimi in una poesia
Guarisce questa malattia?"
Poeta ci prova, si gira e si volta
Poeta non trova la rima stavolta
E guarda lontano, e cerca vicino
Cosa scrivo per questo bambino?
Chiede al giorno: risponde non so
Chiede al mondo: risponde non so
Chiede al cuore: risponde non so
Non lo so, non lo so, non lo so!
Passò una vecchina, guardò impietosita
Il suo nome era Mamma la Vita
Guardò quel Poeta, guardò quel bambino
Sorrise e sedette vicino
I due domandarono: "Sai la risposta?"
Lei disse: "Metà, perché l'altra è nascosta
La mamma non so, non è compito mio
Il bambino lo guarirò io"
Poeta comprese, sorrise, annuì
Poi prese la penna, e scrisse così

Alberi, acqua, api, giochi
Amore, arrivederci...

Illustrazione realizzata e donata da a questa poesia e al suo destinatario.



91. FILASTROCCA DELLA TERRA SCEMA

Scritta per il libro di molti autori promosso dall'UNICEF e regalato ai bambini del terremoto emiliano, giugno 2012.
Terra scema
Terra che trema
Terra balena
Ci porta sulla schiena
Ha fatto due starnuti
E noi siamo caduti
Però io mi rialzo
Faccio un balzo
Poi ne faccio un altro
Guarda come salto
Tonto d'un mondo
Salto più di te
Giro giro tondo
Tu sei come me
Peggio d'un bambino
Sta' fermo un pochettino
Siediti, calmati
Sulle spalle portami
Tienimi più stretto
Guarda, c'è un libretto
Terra che trema
L'hanno scritto per te
Quindi non far la scema
Ferma e leggilo con me



92. DEDICA PER UN LIBRETTO ALLA TERRA CHE TREMA

Scritta per il libro di molti autori promosso dall'UNICEF e regalato ai bambini del terremoto emiliano, giugno 2012.
D'accordo, case e scuole
Non si aggiustano a parole
Ma il cuore della gente
È fatto di mattoni
Un po' diversi
E fortunatamente
Si aggiusta con le storie
E con i versi



93. NENIA DELLE PARTENZE

Scritta per uno spettacolo di danza-teatro ideato da Donatella Martina Cabras per il Festival dell'Argentiera 2012, luglio 2012.
Il Principe cambiò e divenne rospo
Il rospo fece un tuffo nello stagno
La sua terra cambiò e divenne sogno
Il sogno è faticoso da abitare
E lo stagno cambiò e divenne mare
Il mare cominciò con la sua nenia
Portami via, portami via, Tirrenia
La nave lo portò in terre lontane
E il suo sogno cambiò e divenne pane
Pane di cartamusica e poesia
Fortuna, non portarglielo mai via
La via non si decide con la mente
La sua terra cambiò, fu continente
Il continente è un'isola più grande
Le risposte divennero domande
Le domande fanno buona poesia
La miseria diventò filosofia
Ma a noi non fa nessuna meraviglia
Il rospo si girò e fece una figlia
Fece una piccola continentale
Nella vita mai abbia nessun male
Cresca galàna come principessa
In sedia d'oro la portino a messa
Sposi un sennori riccu 'e Samatzai
Che tenga terre e che tenga dinài
Le terre non si tengono, si fanno
La giornata cambiò e divenne anno
La speranza non càpita, s'inventa
E quell'anno cambiò e divenne trenta
Figlia continentale che cresceva
Un bel giorno cambiò e divenne nuova
Divenne rospa, ch'era principessa
E la sorte cambiò, e fu la stessa
La rospa fece un tuffo nello stagno
La sua terra cambiò e divenne sogno
Il sogno è una stronzissima vigilia
La rospetta partì, addio Italia
Ciao Tanzania, Lituania, Lusitania
Il destino cambiò e divenne nenia
La fiaba non finisce, questo è l'indice
Perché il rospo cambiò e divenne principe
Il sole tramontò in un altro posto
Il principe cambiò e divenne rospo



94. FILASTROCCA DELLE MANI IN TERRA

Scritta per i cinquant'anni di Andrea Serra, amico, maestro elementare presso l'oncologia pediatrica di Cagliari, e vicedirettore dell'Ufficio Poetico del Festival Tuttestorie, maggio 2013.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Zingaro duca, spacciatore di speranza
Che non è mai abbastanza
   LUNAMONDA!1
Perché la porta via subito l'onda
Bisogna darla con la faccia seria
Mentre ridono zitti solo gli occhi
Solo un po' d'aria
Nelle vite che tu tocchi
Non è cosa di santi né di eroi
Non è niente di speciale
   DUE BUOI!
Normale, tu fai solo ciò puoi
Fai il tuo lavoro
Tiri il tuo carro
Però ci vuole cuore di gaurro2
E sguardo azzurro di cielo, lento e forte
Per giocare a tzacca e poni con la morte 3
Ed abituarsi a prenderle
   TRE RE!
Ce ne fossero molti come te
E forse ce ne sono, chi lo sa
Almeno dieci per ogni città
   QUATTRO SPAZZINI CON LE MANI IN TERRA!
Tre sono re caduti piccolini
Il quarto è un grande che ha scelto la sua guerra
Il suo lavoro, i suoi doni ed i suoi danni
Andrea Serra
Maestro, cinquant'anni


NOTE:
1 "Lunamonda" è il gioco noto mente col nome di "Salta cavallina": un bambino si china con le mani sulle ginocchia, gli altri lo scavalcano battendo con le mani sulla sua schiena. A Cagliari ogni salto era accompagnato da una figura, gesto o postura che si eseguiva nell'atterrare, e da una formula verbale che la presentava: "Due buoi", "Tre re", Quattro spazzini con le mani in terra", "Cinque e una granata"; "Sei mosse", etc.
2 "Gaurro", nel gergo dialettale cagliaritano "rozzo, insolente, volgare".
3 "Tzacca e poni" (picchia e metti): nel gergo dialettale cagliaritano, il gioco "Lo schiaffo del soldato".



95. FILASTROCCA PER LEGGERE PIÙ FORTE

Scritta per i dieci anni del centro di lettura "Leggimi forte" di Pomigliano, maggio 2013.
Pubblicata nel libro , Salani 2013.
(Vi prego di citare il libro, nel caso la vogliate usare: l'editore lo esige, e lo merita)

Forte
Forte come il sole
Come le parole
Forte come l'odio nella terra dell'amore
Come una priezza 1
Faccia di ragazza
Come una pistola che ti spara nella piazza
Come una mattina
Come una bambina
Come un uomo buono che combatte la rovina
Come la Montagna 2
Come la vergogna
Come la tua gente che non legge però sogna
Ma se tutto è forte
Tu leggi più forte
Forte come i libri che ti cambiano la sorte
Forte come un dono
Forte più del danno
Tu leggi più forte che vedrai
Sentiranno

NOTE:
1 "Priezza", in napoletano "guizzo di gioia".
2 "Montagna", con l'iniziale maiuscola, il Vesuvio.



96. FILASTROCCA DELLE COSE DELLE CASE

Scritta per l'evento di arte relazionale "DING PARAPAT!", creato da Elisa Fontana e Takla Improvising Group per l'ottava edizione del Festival Tuttestorie di Cagliari, giugno 2013
Da casa nasce cosa
Da cosa nasce storia
Con voce silenziosa
Con parole fatte d'aria
Una storia conchiglia
Che si mette all'orecchio
E senti che bisbiglia
Come un vento molto vecchio
Le storie delle case
Le cantano le cose
Se tu sai ascoltare
Quelle voci misteriose
E allora tutti quanti
Ding! Parapàt!
Cittadini, abitanti
Ding! Parapàt!
Portateci le cose
Ding! Parapàt!
Che stanno nelle case
Ding! Parapàt!
Quelle voci segrete
Le metteremo in coro
E allora sentirete
Come canteranno loro!



97. FILASTROCCA EXTRATERRESTRE

Scritta per il giornalino , Periodici San Paolo, ma non consegnata (fuori fascia d'età), novembre 2013.
Io sono un vero extraterrestre!
Vengo da molto molto lontano
Provate a chiedere alle mie maestre
Non sono umano!
Dalla galassia di non si sa dove
Sulle onde gelide dei raggi gamma
Sono arrivato con l'astronave
Pancia di Mamma
Ora ci sono, prima non c'ero
E allora dico: vi siete mai chiesti
Prima di essere qui dove ero
Sciocchi terrestri?
Ero nel prima, ero nel poi
Ero in uno smisurato settembre
Ero in un mondo senza di voi
Ero nel sempre
Tu guardi solo ad altezza di adulti
Tu non ci pensi, tu non ci credi
Gli extraterresti invece son molti
E tu non li vedi!
Guarda più in basso, siamo vicini
Non ti diciamo né dove né quando
Grande, preparati, siamo i bambini
Stiamo arrivando!



98. FILASTROCCA CAPITANA DEI BAMBINI

Scritta per i quarant'anni della Biblioteca dei Ragazzi della Biblioteca Provinciale "La Magna Capitana" di Foggia, marzo 2014
La Biblioteca Capitana dei Bambini
È una tana di domande e di destini
È una fontana di leggende e di passioni
È una collana che lega le stagioni
Lei attende, ormai da quarant'anni
Aspetta i suoi bambini negli autunni
E passano gli inverni, loro vengono
Passano primavere, loro leggono
Passano grandi estati, loro crescono
Poi non passano più, loro spariscono
Vanno nel mondo, fanno figli, fanno figlie
Fanno lavori, sbagli e meraviglie
Un giorno dicono ai figli: esiste un posto
Che è un palazzo, però assomiglia a un bosco
È una collana che lega le stagioni
È una fontana di leggende e di passioni
È una tana di domande e di destini
Li portano alla loro Capitana dei Bambini
Lei li guarda, sorride, dice: bravo!
È il tuo bambino? Venite, vi aspettavo



99. FILASTROCCA DELLA GIOIA NASCOSTA

Scritta per Francesca, la ragazza di Petrol, che con lui ha cantato per me, marzo 2014
Per Francesca, perché compia i suoi anni
Perché nei doni e nei danni lei lo sappia
Perché nel riso che le scoppia lei lo sa
Che sotto i giorni c'è una gioia che perdona
Che nelle cose c'è una buffa forza buona
Che in fondo al viaggio che lei ha cominciato
C'è un dio che ride, e ride come un matto



100. FILASTROCCA DELL'ORNITORINCO

Scritta per l'inaugurazione dello studio Ornitorinco Atelier di Fabrizio Silei, maggio 2014
Uno due tre
Il papa non è re
Il becco non è bocca
Il topo non è oca
Gli schemi non son scemi
Le uova non son figli
E tu come ti chiami?
A cosa t'assomigli?
Io sono papa e re
Io sono l'oca e il topo
Io sono quella "e"
Che unisce il prima e il dopo
Io faccio figli e uova
Son fossile vivente
Sono la buona nuova
Non assomiglio a niente
Sono fuori modello
Son sempre quello a fianco
Sono il Muso d'Uccello
L'ORNITORINCO!



101. FILASTROCCA DEL VENTO DEI DIARI

Scritta per i 30 anni dell'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, settembre 2014
I diari sono atlanti
Sono rose nei venti
Son brezze silenziose
Di cose cose cose
Bianche, lavate
In vento trasformate
Un vento fatto d'anime
Disciolte nello scrivere
Oramai senza traccia
Di colori, di essenze
Che carezza la faccia
Con le pure esistenze
Un vento trasparente
Di ore, di sere
Passate inutilmente
Meravigliosamente
In pagine leggere
Scritte, trafitte
Spianate in righe dritte
Di calendari vivi
Giovanna, cosa scrivi?
Ho scritto per lavare
Ho scritto per schiarire
Per fare, disfare
Il passato a venire
Per dire le mattine
Per capire perché
Tu mondo senza fine
Ricordati di me
Voi scrittori del vento
O cugini, o fratelli
O perdute da tanto
Adorate sorelle
Quei diari sono un dono
Un perdono di eroi
Perché io so chi sono
Perchéio sono noi



102. FILASTROCCA DI CIÒ CHE NON SEI

Scritta per la mamma di un bambino con sindrome di Down, settembre 2014
Tu non sei abile
Però sei nobile
Tu non sei abile
Però sei buono
E tutti gli abili
Che sono simili
Neanche lo sanno
Cosa non sono
Tu non sei abile
Tu non sei simile
Però sei unico
E sai perché
Pperché anche gli abili
Pperché anche i simili
Pperché anche i fulmini
Non sono te
Tu sei mio figlio
Con doppio nodo
Mai con nessuno
Ti scambierei
Perché ti voglio
Allo stesso modo
Per ciò che sei
E ciò che non sei



103. FILASTROCCA DELLA MAESTRA GHIRIBIZZA

Scritta per un'intervista a VITA SCOLASTICA ONLINE, sito di Giunti Scuola, ottobre 2014
Ogni albero ha un frutto
E il frutto ha dentro un seme
E il seme ha dentro l'albero
Che poi diventerà
Io che sono un bambino
Porto anch'io, come un seme
Nascosto dentro, il grande
Che un giorno arriverà
Ma allora la maestra
Che grande è diventata
Dentro avrà la bambina
Che da piccola era
La ragazzina pazza
Nella donna posata
Maestrina ghiribizza
Che insegue una chimera
La mia maestra è donna
Ma è anche un po' fatina
Quando serve capisce
Quando serve indovina
La mia maestra è grande
Ma ha dentro una scolara
Con la grande lei insegna
Con la piccola impara



104. FILASTROCCA DEI LIBRI DI PRATO

Scritta per "Un Prato di libri", Festa della lettura per bambini e ragazzi, Prato, novembre 2014
Fiori di prato, fiori di serra
Petali in cielo e radici per terra
Fiori di libri, libri di fiori
Fiaba rinchiusa che scoppia di fuori
Fuori di scuola, fuori di festa
Piedi per terra ma nuvole in testa
La città intera è un giardino sognato
Un Prato di Libri di prato



105. FILASTROCCA PER MARISA DEL RIO

Scritta in memoria di una bibliotecaria e lettrice di fiabe, che molto ha fatto per la letteratura per l'infanzia a Cagliari e in Sardegna. Dicembre 2014
RITENUTA INADATTA DAL COMMITTENTE E NON UTILIZZATA

Ora zitta, riposa, Marisa
Oramai che i bambini ti hanno presa
E con tutte le fiabe che hai letto
Là nel buio hanno fatto un cestinetto
Di destini intrecciati fra loro
Un telaietto d'oro
Che tu hai trovato pronto
Per riposare nel tuo stesso racconto



106. FILASTROCCA DEI GENITORI SEPARATI

Scritta per Mattia, che attraversa la tempesta, dicembre 2014
Accade veramente
Si sono separati
Tu non puoi farci niente
Se gli adulti sono matti
Più matto di un cavallo
Più cieca di una talpa
Non è per niente bello
Ma non hai per niente colpa
Se insieme non li vedi
Come la notte e il giorno
Saranno come i piedi
Che si fanno andare a turno
Se i muri son crollati
Lì parte un altro pezzo
Se sono separati
Tu ci puoi passare in mezzo
In mezzo c'è una strada
Che porta verso il mondo
E che dovunque vada
Non sta lì a girare in tondo
E mentre gli anni girano
Ti accorgerai che è vero
I grandi si dividono
Ma tu rimani intero
Intero fra i ricatti
Fra le ragioni e i torti
I grandi sono matti
Ma i bambini sono forti
Cavalca queste onde
Cresci con uno scatto
Che poi forse da grande
Anche tu sarai un po' matto



107. FILASTROCCA PER TIZIANA NANNI

Scritta per l'addio al lavoro della responsabile di Biblioteca Salaborsa, valorosa bibliotecaria, febbraio 2015
Un libro trova un posto
Proprio su quel ripiano
E un bimbo un giorno se ne andrà lontano
Un altro libro giusto
Colorato e vicino
E una bambina aspetterà un bambino
Quattro scaffali nuovi
Nella seconda sala
E un temporale scoppierà in Bengala
Ultimi nuovi arrivi
Con qualche libro vecchio
E una farfalla batte le ali a Casalecchio
Giorni matti di corsa
Anni messi di costa
Tiziana lascia la sua Salaborsa
Stringe le spalle, sbuffa
Dice che è il suo lavoro
È buffa con quella corona d'oro
Regina funzionaria
Che combina destini
Fata bibliotecaria dei bambini



108. MACININO DELLE FILASTROCCHE

Scritta per il progetto "Nati per Leggere. Libri d'artista" della Biblioteca di Grignasco, aprile 2015
Nella cascata di tutti i regali
Trova il poeta quattro vocali
Le lega insieme con due consonanti
Una nel mezzo e una davanti
Formano una ragazzina parola
Che sulla mano gli balla da sola
Poeta chiama parole sorelle
Tutte già pronte, tutte già belle
Hanno viaggiato, hanno riso, hanno corso
Ora si fermano e formano un verso
Poeta chiama altri tredici versi
Suonano uguali ma sono diversi
Insieme formano questa poesia
Il vento soffia, lei vola via
Poesia parola che vola da sola
Via dalla penna, via dalla gola
Va dai bambini e nel gioco diventa
Un battimani, una ninna, una conta
Va dal pittore e diventa figura
Dallo scultore diventa scultura
Dal musicista diventa canzone
Dalla maestra diventa lezione
Va nella chiesa e diventa preghiera
Va nello stadio e si perde nei cori
Non si ricorda più quello che era
Cambia da dentro, cambia da fuori
Di bocca in bocca vola e si sbriciola
Di mano in mano vola e si sgretola
Esplode in mille perline vocali
Nella cascata di tutti i regali
La fiaba è vecchia, la rima è nuova
Passa il poeta e trova...
Nella cascata di tutti i regali
Trova il poeta quattro vocali...



109. BALLATA DEI CINQUE DONI

Per la pubblicazione "Ambinoi" n. 1, edita da Mantova Ambiente, giugno 2015
Nel tempo giusto delle fiabe vere
Ogni giorno un Bambino Cavaliere
Incontra il proprio Drago sulla via
E oggi è un Verme di atroce porcheria
Di sporco, carta, vetro e putridume
Di plastica e metallo, di pattume
Gigantesco, malvagio, velenoso
Che fissa quel bambino valoroso
E gli grida con fiato puzzolente
Tu piccolo incosciente! Tu mi sfidi?
Vieni avanti e sorridi? Ebbene sia!
Si dia inizio alla pugna, ma sian fatti
Anzi la pugna, della pugna i patti!
Se tu mi vinci
Io accetto che cominci
Del mio corpo la gran trasformazione
Dal mondezzaio alla benedizione
E che abbia inizio
Il dono delle mie parti al tuo servizio
Che la mia plastica
Sia la tua carne multipla e fantastica
Il mio metallo
Diventi le tue ossa di cristallo
Che la mia carta
Sia la tua lingua che lontano porta
E che il mio vetro
Sia l'occhio tuo che vede ciò che è dietro
E la mia carne
Sia tutto ciò che il tempo saprà farne
Ma se tu perdi
Tu non vedrai mai più i tuoi boschi verdi
Perché sarà il mio fiato di drago
Fatto di fumo e feci e rogna e rogo
A trasformare te e la tua natura
In fantasmi di morta spazzatura
Ecco, umano bambino, questi i patti
Li accetti tu? Combatti?



110. FILASTROCCA CICLACARTA

Per la pubblicazione "Ambinoi" n. 1, edita da Mantova Ambiente, giugno 2015
Carta a quadretti dei quaderni della scuola
Cicla la carta e c'è una pagina che vola
Vola nel vento un fogliaccio di giornale
Cicla la carta e c'è una carta di Natale
Scarta il regalo ma non buttarla via
Cicla la carta e c'è un libro di poesia
Nella poesia c'è la memoria e c'è il coraggio
Cicla la carta e c'è un cartone da imballaggio
Su quel cartone c'è una mappa del tesoro
Cicla il cartone e rimettilo al lavoro
In quel lavoro c'è scritto il tuo segreto
Cicla la carta e c'è un lunghissimo alfabeto
Cartamoneta, cartastraccia, cartapesta
Quello che cicla sarà quello che resta
Quello che dice il tuo tesoro più sicuro
Gira la carta e c'è scritto il tuo futuro



111. FILASTROCCA CICLAVETRO

Per la pubblicazione "Ambinoi" n. 1, edita da Mantova Ambiente, giugno 2015
Pensare che ero sabbia
M'hai trasformato in vetro
Per far vedere al mondo
Il mondo che c'è dietro
La luce sorprendente
La vita che c'è fuori
Vetrina trasparente
Vetrata di colori
Finestra
Bottiglia
Gli occhiali
La biglia
Tutta la meraviglia
Che si vede attraverso
Io ero sabbia e guarda come son diverso
E mi fa rabbia che tu mi butti via
Questa è l'ennesima malefica follia
Perché io sono il vetro
Sono liquido duro
Io vedo ciò che è dietro
Io vedo il tuo futuro
Se tu continui a fare
E rifare inutilmente
Lo sai che cosa vedo dietro te?
Niente



112. FILASTROCCA CICLACIBO

Per la pubblicazione "Ambinoi" n. 1, edita da Mantova Ambiente, giugno 2015
Mangio l'arancia, butto la buccia
Dentro il Sacchetto per la Campagna
Dove coi raggi il sole la schiaccia
Dove con l'acqua la pioggia la bagna
Sopra ci cadono bucce di frutta
Gusci di uova, ossicini e caffè
Quello che nelle cucine si butta
Lische di pesci e bustine di tè
Vengono a pranzo vermi ed insetti
Vengono al pascolo microbi e funghi
Mangiano e tritano avidi e ghiotti
Passano i giorni, umidi e lunghi
Passano i mesi su quella montagna
Fatta di scarti, rifiuti e robaccia
Pioggia del cielo la gonfia e la bagna
Caldo del sole l'asciuga e la schiaccia
Fa l'incantesimo Fata Natura
Cambia il colore, l'odore passa
Quella che era per noi spazzatura
Diventa terra umida e grassa
Terra pulita dove cresce bene
Fragola nespola cachi ed arancia
Frutta e verdura, fichi e banane
Tutto buon cibo nella mia pancia
Non proprio tutto: butto la buccia
Dentro il Sacchetto per la Campagna
Dove coi raggi il sole la schiaccia
Dove con l'acqua la pioggia la bagna
L'uomo è la bocca, la terra è la pancia
E la poesia ricomincia...



113. FILASTROCCA CICLAPLASTICA

Per la pubblicazione "Ambinoi" n. 1, edita da Mantova Ambiente, giugno 2015
Plic ploc plastica
Gocciola dal cielo
Nuvola fantastica
Di polistirolo
Piovono bottiglie
Crescono bottoni
Muoiono conchiglie
Nascono flaconi
Niente più bambine
Basta coi bambini
Solo bamboline
Solo soldatini
Niente più lattughe
Solo vassoietti
Solo tartarughe
Che divorano sacchetti
Ma che brutto sogno
Meglio che mi sveglio
Meglio che decido
Dove vado e cosa voglio
Io voglio giocare
Io voglio giocattoli
Ma non voglio un mare
Di bottiglie e di barattoli
Io voglio giocare
Con le mie cose care
Magari anche di plastica
Però da riciclare
Da riciclare in plastica
Ma subito perché
Dopo sarà la plastica
A riciclare me



114. FILASTROCCA CICLAFERRO

Per la pubblicazione "Ambinoi" n. 1, edita da Mantova Ambiente, giugno 2015
Filo di ferro, filo di rame!
Passa il carretto del ferrovecchio
Passa un omino con dita di lame
Che grida forte con voce di secchio
Latta e lattine, ferro e ferraglia!
Donne e bambini, venite fuori!
Il mio asinello che ride e che raglia
Mangia metallo e fa cacca di fiori
Fiori di ferro, fiori di rame!
Dateci forbici e vecchi barattoli!
Volete salvo il vostro reame?
Dateci pentole e vecchi giocattoli!
Li trasformiamo in fiori futuri
In erba verde e terra pulita
Nel ferrovecchio che tirate fuori
C'è il ferro nuovo della vostra vita
Giovani stupidi, uomini lenti
Date ragione all'omino che passa
Prima che tutta la terra diventi
Campi di ruggine rossa



115. EPITAFFIO PER UNA LETTRICE DI STORIE

Scritto in memoria di Vera Sighinolfi, in occasione del Festival "Libraria", Albinea, agosto 2015
Riadattato da una precedente versione scritta in memoria di Marisa Del Rio, bibliotecaria e lettrice di storie a sua volta: versione ritenuta inadatta dal committente e non utilizzata

Ora zitta, riposati, Vera
Sorridi nella Lunga Nanna Nera
Perché con tutte le fiabe che gli hai letto
I tuoi bambini hanno fatto un cestinetto
Di destini intrecciati fra loro
Un telaietto d'oro
Che tu hai trovato pronto
Per riposare nel tuo stesso racconto



116. FILASTROCCA PER LA VALLATA DEI LIBRI BAMBINI

Per il nascente Festival "La Vallata dei Libri Bambini", Valle Seriana, Bergamo, gennaio 2016
Se i libri son bambini
Un giorno cresceranno
Mentre i libri dei grandi son già grandi e non lo fanno
Se i libri son farfalle
Voi dategli una valle
E vi faranno crescere le ali sulle spalle
Se i libri fanno arte
Preparate le torte
Perché le cose buone fanno leggere più forte
Se i libri fanno festival
Segnate il calendario
Perché sarà una festa un po' per gioco ma sul Serio
Segnatevi la data
Lo dice Tognolini
Se il Serio è una Vallata allora i Libri son Bambini



117. FILASTROCCA DELLE PERIFERIE

Scritta nel corpo di un racconto per il libro collettaneo “Antologia di periferia”, promosso dal Centro Leggimi Forte di Pomigliano d'Arco, gennaio 2016
C'è sempre un posto al Centro
Della Periferia
C'è sempre un posto nella
Periferia del Centro
Tutti i mosconi dicono
Io voglio andare via
Tulle le mosche ronzano
Io voglio starci dentro
E tutti i grilli partono
E le farfalle vanno
Solo le api restano
Perché loro lo sanno
Periferia e Centro
Si scambiano di posto
Si mescolano dentro
Un luogo più nascosto
Paese delle favole
Devi trovargli un nome
Cadere dalle nuvole
Devi scoprire come
È andare
Tornare
Attraversare il mare
È fare
Salvare
Portare all'Alveare
Curandolo
Crescendolo
Cambiandolo così
Un posto in mezzo al mondo
Che puoi chiamare Qui



118. FILASTROCCA DEI RITORNI

Per consolare i bimbi stranieri di prima primaria di un'amica maestra di Brescia, che hanno paura quando i grandi vanno via. Marzo 2016
Ve ne siete andati in volo
Dentro il mondo che vi abbraccia
E io son rimasto solo
Come il naso nella faccia
Passeranno lente lente
Lumachine le giornate
Finché il naso sente sente
Che alla fine ritornate
E staremo tutti bene
Ci saranno giorni e giochi
Resteremo sempre insieme
Come gli occhi



119. FILASTROCCA DELL'AMOROSA MAESTRIA

Per una maestra che me l'ha chiesta, e per tutte le altre che non ho sentito chiedere ma ho visto essere e fare. Aprile 2016
Canzone dei mattini
Poesia dei miei alunni
Canta come correvano
I piedini degli anni
Come frutti sugli alberi
Come pane nei forni
Facevamo la classe
Con le mani dei giorni
Quei giorni come rondini
Quegli anni come buoi
Vi vedevo cambiare
E diventare voi
Nelle mattine gelide
Nei pomeriggi d'oro
L'amore sbriciolava
La pietra del lavoro
Le briciole doravano
Ogni nostra parola
I bambini sbocciavano
Nel cuore della scuola
Cantavano un segreto
Che alla fine ho compreso
Che più di ciò che ho dato
È ciò che mi hanno reso
L'onore pedagogico
E il sole alla finestra
Crescere i miei bambini
Essere una maestra



120. PROLOGO PER I "CANTI DI TUTTESTORIE"

Prologo in versi per lo spettacolo CANTI DI TUTTESTORIE, tratto dalle edizioni 2013, 2014 e 2015 del Festival Tuttestorie di Letteratura per l'Infanzia, a opera della compagnia Teatro Dallarmadio di Cagliari. Agosto 2016
Gentile pubblico, cortese a vario
Nani e giganti, bambine e bambini
Vi salutiamo, aprendo il sipario
Con lo scrittore Bruno Tognolini
Abbiamo fatto, per non darci arie
Di baccalanzia e balenzia e baldanzia
Più di tre Festival di Tuttestorie
Libri e racconti e figure d'infanzia
E poiché stretta è la foglia e la via
E dura l'arte a poeti e istrioni
Nulla del porco si butta mai via
E figurarsi battute e canzoni
E allora eccovi uno Zibaldone
Di quei tre festival di quei tre anni
Che raccontavano le cose umane
Ai piccolini, agli adulti ed ai nonni
CASA!
Coi Lumacoidi Lumacò e Lumacheta
Raccontavamo delle CASE del pianeta
Come gli uomini le abitano
Dalle stalle alle stelle
Come cambiano e come sono sempre quelle
SORPRESA!
Con gli Angeli Pescatori Urra e Uffa
Lei che le piace tutto, lui che tutto lo stufa
Raccontavamo la SORPRESA della vita
Per chi non c'è mai stata
E per chi non è mai finita
EXTRA!
Con Dimitri e con Petrushka, artisti delle piazze
Raccontavamo cose straordinarie e pazze
Tutto l'EXTRA che va oltre
Tutto ciò che è sempre più
Perché tu sei qualche cosa più di tu
E così alfine andiamo a cominciare
Perché rimangano buone memorie
Buone parole da ridire e ricantare
Per voi i... CANTI DI TUTTESTORIE!



121. EPILOGO PER I "CANTI DI TUTTESTORIE"

Epilogo in versi per lo spettacolo CANTI DI TUTTESTORIE, di cui sopra. Settembre 2016
Gentile pubblico, pregiato e vario
Signori adulti e messeri bambini
Qui vi saluta il Teatro Dallarmadio
Col suo poeta Bruno Tognolini
Se i nostri Canti non vi son piaciuti
Siate gentili, non fate fischi
Se i nostri Canti vi sono piaciuti
Siate magnifici, comprate i dischi
Noi Lumacoidi, angeli, eroi
Fra qualche giorno saremo lontani
Ma i nostri Canti staranno con voi
Fino a domani e domani e domani
Gentile pubblico! Io qui finisco!
Amore all'arte! Comprate un disco!



122. NINNA NANNA DI STELLE GEMELLE

Per due gemelle, e per la loro madre che quasi ha perso la vita nel darla a loro. Settembre 2016
MAI SPEDITA perché non ritenuta dal suo autore all'altezza del compito

Tu madre luna
Chiamavi una
Noi siamo due
Noi siamo tue
Uno è il tuo viso
Siamo due mani
Uno il tuo naso
Siamo due braccia
Tu madre luna
Quando ci tocchi
Siamo due occhi
Nella tua faccia
Siamo sorelle
Belle nel vento
Siamo due stelle
Siamo duecento
O madre Luna
È così tardi
Noi siamo belle
Quando ci guardi
Apriti favola
Luna guarisci
Sciogliti nuvola
Madre capisci
Che è una fortuna
Guarda quaggiù
Non sei più una
Nemmeno tu
Tu madre luna
Chiamavi una
Noi siamo due
Noi siamo tue



123. SALUTO AL SANTO PERSONAGGIO

Per l'evento finale del Festival Tuttestorie di Letteratura per Ragazzi. Cagliari, ottobre 2016
Voga Santo Personaggio
Vai nel mare, parti in viaggio
Porta indietro il mio coraggio
Di accettare
Ciò che viene da oltremare
E non è Mostro
E mandare in oltremare
Ciò che è Nostro
Ciò che viene dal domani
E che temiamo
Dal domani viene quello che noi stessi…
CI MANDIAMO!



124. INVETTIVA IN DIFESA DEI TEATRANTI

In occasione dell'annientamento brutale della Città del Teatro di Cascina, Pisa, a opera della nuova giunta leghista. Novembre 2016
Non hanno poeti! Non hanno poeti! Non hanno poeti!
Nel vento dell'odio son corsi fin qui e non sanno che dire
Hanno preso i giocattoli ai loro nemici, hanno rotto i segreti
Hanno rotto le tavole della città che non sanno capire
Il sipario civile del popolo re ora è pieno di squarci
Han picchiato gli attori, hanno preso il teatro, e non sanno che farci
Ma il teatro del mondo è una trappola antica, ha una forza lontana
E i padroni predoni che invadono il palco si trovano in scena
Lo spettacolo vero diventano loro, meschini, sguarniti
E non hanno poeti! Non hanno poeti! Non hanno poeti!



125. FILASTROCCA DEL PICCOLO BENE

Per i cinquant'anni di Valentina Sanjust, e le altre maestre seminatrici come lei. Novembre 2016
Valentina, tu compi questi anni che sono anche nostri
Chissà quanti domani diranno che non li dimostri
Tu dimostrali, invece, ché il mondo è un alunno un po' scemo
E ora va blaterando di nuovo di Bene Supremo
E bisogna aiutarlo a capire, ci vuole pazienza
Serviranno maestre mature di grande esperienza
Per gettare scintille dorate nell'ombra che viene
Inflessibili seminatrici di Piccolo Bene



126. STORIELLA CANZONETTA

Per una "storia in 600 battute" richiesta dall’inserto "La lettura" del Corriere della sera, e scartata da me stesso in favore di un'altra. Marzo 2017
C'era una volta una storiella canzonetta
Che faceva fare tutto in fretta in fretta
La suonavano in macchina i tassisti
La mettevano in salone i parrucchieri
Faceva fare in fretta tanti acquisti
Faceva fare a tutti sogni veri
La stampavano sui fogli dei giornali
La scrivevano i messaggi cellulari
Proprio una bella storiella canzonetta
Che faceva proprio correre la vita
Liscia liscia, dritta dritta, stretta stretta
Che non finisce mai, però è finita
E il signor Giorgio, arrivato sulla porta
È allibito: "Non ci credo! Troppo corta!"
Colpa di quella storiella canzonetta
Che faceva fare tutto in fretta in fretta



127. FILASTROCCA DELLA NONNA IN ALTALENA

Per la manifestazione "Alzheimer Fest" e l'inserto "La Lettura" del Corriere della Sera. Agosto 2017
Cara nonna in altalena, mi hanno detto
Che tu voli fra il presente ed il passato
Io lo so cos'è il presente, siamo noi
Non m'importa se sei prima o se sei poi
Se ti svegli di mattina
E mi vedi sorellina
Poi sei mamma a mezzogiorno
Con i tuoi bambini intorno
Poi sei nonna nella sera
E io nipotina vera
E di notte cosa sei
Quando è chiusa quella porta
Se sei prima o se sei poi non m'importa
Tu non sai cos'è il presente, ma io sì
Il presente siamo noi e siamo qui
Una mano vecchia tiene una manina
È tua figlia, è tua nipote
"Ma chi è questa bambina?"
Nonna persa in una fiaba di orologi e di altalene
Non mi importa quando sei
Ma che stai bene



128. FILASTROCCA CIAO MONDO

Per una raccolta di poesie tratte da vari miei libri, associata all'edizione 2018 del Sussidiario dei Linguaggi, Fabbri Editori. Ottobre 2017
Ciao Mondo! Come stai? Sono io
Sono arrivato, e tu sei il posto mio
Mi guardo intorno, seduto in mezzo al giorno
C'è luce su ogni cosa. Sono a casa
Ciao Cielo! Son qui sotto! Tu mi vedi?
Non sono alto, ma sto in punta di piedi
Per salutarti da lontano, con la mano
E farti feste, per come sei celeste
Ciao Tempo! Ti cercavo e tu sei qui
Incoronato di primavere e giovedì
Comincia il gioco che si chiama vita mia
C'è un bel vento. Allora andiamo? Pronti, via!



129. POESIA DI POESIA

Per una raccolta di poesie tratte da vari miei libri, associata all'edizione 2018 del Sussidiario dei Linguaggi, Fabbri Editori. Ottobre 2017
È un bastone invisibile
Per toccare le stelle
È un cagnone invincibile
Che ti salva la pelle
«Ma che cosa vuol dire?»
«Niente, stiamo a sentire»
È la combinazione
Del tuo scrigno più vero
È la manutenzione
Delle nuvole in cielo
«Non ci capisco nulla»
«Nemmeno io, ma è bella»
È una vecchia poltrona
Imbottita di sogno
È un'immensa balena
Nascosta nel tuo bagno
«Di cosa sta parlando?»
«Di una cosa del mondo»
È una giostra dipinta
Con papere e pantere
È una tua mamma finta
Che fa carezze vere
«Sono parole strane»
«Sono parole umane»
È il bambino stupendo
Che sarai tu da vecchio
È l'altro mezzo mondo
Che vedi nello specchio
«Ma c’è un posto così?»
«Sì, io vengo da lì»
È un richiamo profondo
È un fischio degli eroi
Per convincere il mondo
A far rima con noi
«Basta, mi son stufato
Andiamo via, va bene?
Vieni con me anche tu?
E poi giochiamo insieme?
Glielo chiedi tu al mondo
Se fa rima con me?
E quando mi confondo
Mi terrai lì con te?
Stringeremo legami?
Sarai amica mia?
Come vuoi che ti chiami?»
«Poesia»



130. FILASTROCCA MAGLIONCINO DELLA VITA

Filastrocca indice e mappa per una raccolta di poesie tratte da vari miei libri, associata all'edizione 2018 del Sussidiario dei Linguaggi, Fabbri Editori. Ottobre 2017
Filo di mondo che c’è tutt’intorno
Cosa gli dico? Digli buongiorno
Filo di fiume che fruscia di sogni
Dove mi porta? Nei sette regni
Fili animali fratelli diversi
Come gli parlo? Fa’ i loro versi
Filo di uccelli perduti nel cielo
E se c’è nebbia? Bucano il velo
Filo di vento che scuote le cose
Filo di terra che scrolla le case
Filo di ghianda che è la quercia nuova
Nel labirinto il filo si trova
Nel cambiamento il filo si perde
Filo del nonno che è vivo nel verde
Filo del Drago che sfido per gioco
Filo per crescere, fermati un poco
Filo del capo, che non sono io
Filo di un padre più bello del mio
Rabbia del filo che non ha ragione
Filo spezzato, compagno di banco
Rabbia del filo che fa indignazione
Filo maestra che vola al mio fianco
Filo di casa che va fino a scuola
Filo pesante di chi va in salita
Filo confine, una lettera sola
Filo di un gesto che cambia la vita
Figli del mondo son fili di tutti
Fili di quelli diversi da noi
Figli di fiori e figlie di frutti
Fili di prima e fili di poi
Fata che fila con fili di rocca
Rima che gira nella filastrocca
Tessili tu questi fili dispersi
Ferri di maglia con fili di versi
Tienili insieme in un solo disegno
Tessimi un sogno, cucimi un segno
E adesso guarda: la rima è finita
È un maglioncino che si chiama Vita



131. FILASTROCCA DEL GUARDIANO DI STORIE

Per Pino Grossi, già a lungo guardino dello zoo e ora bibliotecario, narratore e attore nella Biblioteca Centrale Ragazzi di Roma. Novembre 2017.
Auguri a Pino che l'arte non spreca
E dallo zoo se ne va in biblioteca
E ora guardiano di storie ed attore
Dà da mangiare alle bestie del cuore


Nel giugno del 2012, in uno dei miei incontri, fronteggiavo tre terze elementari, bambini svegli e generosi d'attenzione. Fra le cento altre cose, ho parlato delle Rime d'Occasione, di quanto stiano crescendo nel mio lavoro, delle persone che me le chiedono e di come sono orgoglioso di scriverle, perché a loro servono.
Ne ho detta una delle ultime, una poesia triste, chiesta da una maestra per una sua collega che da poco era morta, e lei non sapeva come dirlo ai bambini (la ). Ho recitato a memoria questa poesia, che avevo scritto tempo prima con facile fervore, in poco tempo, sicuro di ciò che scrivevo.
Tutto bene, una o due maestre stillano una lacrima, è ciò che deve accadere.
Poi un bambino alza la mano e mi chiede, serio e sommesso ma non incerto: "Me ne fai una per la mia mamma, che è malata?"
Intuisco qualcosa dagli sguardi delle maestre, dico va bene, ne parliamo dopo.
Alla fine dell'incontro le maestre mi dicono che la mamma di quel bambino, a sua volta una giovane maestra, ha la leucemia e non si sa quanto vivrà. Si dicono stupite che lui abbia trovato il coraggio di esporsi con quella richiesta davanti ai suoi compagni e a quelli di altre due classi. Tutti concludiamo che quella poesia deve essere scritta.
Più tardi una maestra mi dirà che lui, alla fine dell'incontro, si è presentato portando un suo quaderno, che voleva lasciare perché io scrivessi lì, a tambur battente, la poesia.
Tornato a casa, ho capito subito che invece il tamburo avrebbe fatto una gran fatica a battere, stavolta. Era un compito difficile, il più difficile che mi sia mai stato assegnato.
Mi sono ostinato. Ma non sapevo cosa scrivere, che dire. Le mie solite strategie di avvicinamento, logiche e misteriche, cognitive e divinatorie, si bloccavano tutte davanti agli stessi muri: cosa dire di sensato e onesto a un bambino che teme, e a buona ragione, di perdere la mamma?
Che non morirà? Una poesia di speranza? E se muore?
Che morirà e la ritroverà... dove? In cielo? Nel suo cuore? Ma davvero può servire una cosa così?
E se non muore?
Scoprivo che non era possibile scrivere una poesia "giusta", o non per me. Ma mi dicevo che era meglio scrivere una poesia sbagliata, piuttosto che deludere l'attesa di un bambino che supera chissà che ostacoli e me la chiede.
E allora bene, avrei scritto una poesia sbagliata.
Ma niente, neanche questa strategia di resa scioglieva lo stallo. Non ho mai incontrato un tale muro di silenzio, di indicibilità. Un cimento che al tempo stesso mi frustrava e mi spronava, mi rivelava nuovi limiti e confini del mio lavoro di poeta, e al di là di quelli nuovi regni, forse giusti e santi, di ammutolimento.
Ma ancora mi sono ostinato, ho continuato a provarci, con intervalli dovuti ad altri impegni, ma più ancora forse a manovre di elusione, e col continuo pensiero incombente di un compito da svolgere. Ho continuato a provarci, per molti giorni.
Troppi: il bambino aspettava.
Alla fine, soccorso dalla "tecnica", seguendo una trama di suono (quella della poesia , di John T. McCutcheon, una dei miei ), limandola e perfezionandola per più d'una settimana, ne ho scritta una. Intitolandola (e mai come stavolta il titolo è parte intima della poesia) .
Ma rileggendola mi pareva reticente, elusiva, forse ermetica, nel migliore dei casi oracolare. Diceva tante cose, tutte le cose, quindi forse nessuna cosa, niente. Forse niente. Ma era la cosa più onesta e vera che potessi scrivere. E però era... appunto "sbagliata". Immaginavo il viso di quel bambino, perplesso, interrogativo nel leggerla: cosa vuol dire? O forse: cosa non vuol dire?
Ho sentito il bisogno di scriverne un'altra, che introducesse, incorniciasse, desse il quadro di senso per meglio comprendere, forse, la prima (che diventava ora seconda nella sequenza di lettura). E anche questo è un segno di sofferenza del processo: come un tronco che per malattia emetta galle, escrescenze. Ho intitolato questa specie di meta-filastrocca, questa poesia che spiega una poesia, .
Quindi due poesie: che neanche insieme come buoi aggiogati facevano per bene, ai miei occhi, il loro lavoro.
All'una di notte del 22 giugno 2012, appena finito il lavorio di lima fine su questi due testi, ho scritto una mail a Manuela Trinci, un'amica psicoterapeuta infantile che stimo. Le ho raccontato tutta la storia, con parole simili a queste. Le ho inviato le due poesie, chiedendole: cosa devo fare? Spedisco?
L'indomani alle otto mi ha risposto: spedisci subito.
Ho spedito alle maestre di quel bambino le due poesie.
L'indomani mi hanno risposto così:

Grazie! Non avremo mai abbastanza parole per dirlo. Ora siamo in preda a troppe emozioni, tra alcuni giorni risponderemo ampiamente. Pensiamo di consegnare subito a (...) la "Filastrocca delle buone ragioni"; aspetteremo il momento propizio per dargli l'altra. Ti metteremo al corrente dei sentimenti di (...) e della sua famiglia.


Benché io stesso avessi fino all'ultimo, e abbia ancora, il dubbio se tenere separate queste due poesie o intenderle come un unico componimento indivisibile (sono aggiogate da un distico di "ponte"), ho risposto con convinzione che nessuno sa meglio delle sue maestre, e della sua mamma con cui sono in contatto (sempre che abbia tempo e mente per pensarci), cosa è meglio per quel bambino, cosa può accogliere e quando. Se hanno deciso per ora di dargli solo quella filastrocca, per quanto a me da sola paia oscura e incompleta, sanno quello che fanno.
In una lettera successiva le maestre mi hanno scritto che il bambino ha accolto con molta emozione la "Filastrocca delle buone ragioni", sedendosi in un angolo per leggersela con calma da solo (e che faccia avrà fatto? perplessa? delusa?). Non mi hanno riferito i suoi commenti, perché son passate a dirmi della madre, che peggiorava, del padre che mi ringraziava ma non aveva testa per dire di più.
Un anno dopo, nel luglio del 2014, il padre di Nicolò mi scrisse. Ringraziava della poesia, "anche a nome di Niky". Diceva: "ogni volta che la leggo ripenso al fatto che mi sentivo anch'io in quel periodo come 'il poeta' che non sapeva cosa rispondere alle domande". E aggiungeva: "volevo farle sapere che sia Niky che la sorella Eugenia, di 15 anni, sembra stiano bene".
Gli ho risposto con una lunga lettera che non è più necessario qui riportare o riassumere. Dirò solo che lo ringraziavo molto a mia volta delle notizie su Nicolò e Eugenia.

Sul finire del giugno 2012, pochi giorni prima di spedire le due poesie, condussi un seminario all'interno del corso di illustrazione artistica , all'Accademia di Belle Arti di Macerata. Raccontai il caso di quel bambino e lessi le due poesie. Paola Parazzoli, amica editor Rizzoli che assisteva al corso, intervenne e propose agli illustratori che ascoltavano di realizzare un'illustrazione per queste poesie. Dopo una settimana fui informato che s'era offerto di farlo.
A fine luglio mi è arrivata . Fra le due Andrea aveva scelto la FILASTROCCA DELLE GUARIGIONI. , unica figura delle mie Rime d'Occasione.
Personalmente la trovo bellissima. È la perfetta "illustrazione" di quella poesia. Guardate il mantello di Nonna la Vita: continua fuori dai bordi della figura. Rispecchia cioè con visionaria esattezza il sequitur che chiude la poesia, riaprendola alla successiva (o precedente, come detto): "Alberi, acqua, api, giochi / Amore, arrivederci...".
La parte che non vediamo di quel mantello è l'illustrazione di quell'altra poesia, la . Un'altra figura invisibile, che Andrea non ha disegnato, o non in forme visibili a noi, ma che possiamo immaginare accanto a questa.
Che anche da sola del resto basta e avanza: basta al compito di illustrare questa poesia e lo eccede illustrandole potenzialmente tutte. Le tre figure che vediamo in scena sono la triade primaria della poesia: il Lettore, in questo caso un bambino ma può avere ogni età, che attende; Nonna la Vita, l'antica e unica Fonte del discorso, che sussurra e tace e detta; e il Poeta, che l'ascolta e scrive. Il Poeta è in ombra, perché mentre nella finzione del mondo è stella e pavone, nella verità della poesia è solo oscuro tramite, officiante, maestro passacarte. Colui che riesce in qualche modo a sbirciare quel mantello che continua infinito oltre il bordo del quadro, dell'occhio, dell'oggi.
L'illustrazione è stata spedita alle maestre di quel bambino, perché gliela donino, se la situazione - ho scritto loro - lo consente.
Mi hanno risposto che per ora non lo consente: la sua mamma è morta.
La figura di Nonna la Vita è sua, gli spetta. Quella vecchia non ha problemi: aspetterà.

Finora tre poesie mi son state chieste, e non ho scritto: per le nozze d'argento di Mariapina, per il primo compleanno di Marta, per il battesimo di Emma, la cui venuta al mondo è stata ardua, e probabilmente arduo sarà il resto del suo cammino.
Io stesso, che ho lanciato il proclama, e il cuore avanti, crescendo il numero delle richieste non riuscirò a tener fede a quel proclama.
Riproduco qui sotto, allora, la lettera che ho scritto alla mamma di Emma, per tentare di spiegarle perché non avrei scritto la poesia "solo sua" che mi chiedeva. Non vale per tutte le altre occasioni, lo so: ma qualcosa forse aiuterà a capire.


"Solo sua"...
Mi chiedi una poesia per la tua bambina.
Non una delle 1193 che ho messo in colonna in un file intitolato TUTTE LE RIME, che raccoglie il lavoro di più di vent'anni: proprio una che sia "solo sua".
Aiuto, Francesca, io sono un po' spaventato, come farò?
Già con le lettere, le decine di mail e messaggi su FB che ricevo, sto facendo una bella fatica nell'ostinarmi a rispondere a tutti. E ad alcuni, come vedi, con lettere prolisse e faticose come questa.
Conoscerai la battuta di Troisi-lettore, che si scoraggiava di non poter leggere tutti i libri: "Non li raggiungo mai, hai capito? Pecche io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere!"
Anche voi siete tanti, e ognuno di voi è unico, e mi chiede un rapporto che per lui è unico, un filo solo e teso fra lui e me. Ma se mi arrivano cento, mille lettere, io dovrei avere mille rapporti unici? È una contraddizione in termini, un assurdo logico, no? Unici per chi mi scrive, che parla solo a me, ma per me, che parlo a cento? Cento fili, cento steli? Come farò a nutrirli tutti?
E se poi mi si chiede una poesia unica, "solo sua"?
Tu mi hai sentito forse citare (o ne hai letto) una canzone di De Andrè, che ho messo alla base del mio lavoro di poeta, e che dice: "se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita, e ti piace lasciarti ascoltare...".
Bene, ce n'è un'altra, sempre da "Non al denaro, né all'amore, né al cielo", intitolata "IL MEDICO". La conosci? .
Temo a questo punto che purtroppo dovrò smettere di dire in giro nei miei incontri che scrivo poesia per chi me le chiede, o meglio per chiunque me le chieda, altrimenti o scontento e deludo tanti, o finisco come il Medico di quella canzone.
Ma tornando alla poesia per la tua bambina.
Quanto tempo, ma soprattutto quanto senso ci vuole per scrivere una poesia VERA E FORTE, come quella che, con la tua lettera splendente e febbrile, mi chiedi?
No, a fronte di quella lettera non posso rispondere - come ad altre persone che mi hanno chiesto "poesie uniche", o altri testi, o corrispondenze - che è una questione di tempo. Addirittura di economia. Anche se quelle questioni - direbbe il Medico di De Andrè - son pure presenti e pressanti. Come te, che fai un bel mestiere ma non potresti farlo gratis, o non troppo a lungo, io non posso scrivere per chiunque mi chieda, o come farò a pagare a mia figlia l'università scintillante che spera e merita?
No: qui, come dicevo, più che di tempo è un problema di senso.
E di sangue: sangue di senso.
La poesia che mi chiedi non è di quelle d'ordinaria amministrazione, ammesso che in poesia esista; non è di quelle che scrivo, per fare un esempio, per , che pure sono onesti manufatti del mestiere, fra cui scappano a volte vere perline.
Qui devo versare un po' di sangue. Ancora un po'. Forse un bel po'. O non nascerà niente di buono, di vivo.
E c'è un timore, un'incertezza che mi sta piovendo addosso negli ultimi mesi. Non ho paura di dissanguarmi, ma piuttosto, in questo momento, di... Bene, sembra sgradevole, brutale, ciò che dirò, ma intendimi, non lo è: ho paura di imbrattare il tavolo.
Ho appena scritto due o tre poesie di sangue: .
Ora, come i donatori dell'AVIS, devo lasciar passare un po' di tempo. Bere acqua, scrivere filastrocche lievi, belle spremute d'arancia, limonate dopo tutto quel sangue, o il posto, il posto della mia poesia, si farà forse un po' appiccicoso.
Io non voglio diventare un poeta appiccicoso, che scrive solo col sangue, suo e d'altri, suo per gli altri.
Devo diluire, forse aspettare un po'...
Perdonami, Francesca, mi sono dilungato, e forse ho usato termini forti: che riguardano il mio lavoro, attenzione, non certo te e la tua richiesta. Mi son dilungato per dirti quello che è in fin dei contri un semplice "no".
Ma ho voluto spiegartelo.
E dalla tua lettera intuisco che, pur delusa, forse lo capirai.
C'è una (magra) consolazione, che se vuoi ti porgo. Una poesia di tutti, non solo tua.
Qualche volta chi mi chiede una filastrocca unica, che non posso scrivere, è fortunato, perché avendone scritte tante (appunto 1193), spesso quella che gli serve "ce l'ho". Qualche altra volta "mi manca". Come le figurine.
E stavolta forse "ce l'ho".
E' contenuta nel libro RIMA RIMANI (Salani-NordSud).
Eccola.

FILASTROCCA PRIMO DONO
Il primo dono è qualcosa di nuovo
Per un bambino che prima non c'era
Era già tuo ch'eri ancora nell'uovo
La prima alba, la prima sera
È un doppio dono, che gira in tondo
E chi lo da non può toglierlo più
Perché per te questo dono è il mondo
E per il mondo il dono sei tu


Spero che ti serva, Francesca, anche se non è "solo sua".
Ma... il fatto che appartenga, sia appartenuta, sia stata dedicata, cantata e cullata ad altri bambini nati, da altre mamme che, pure in situazioni diverse, non hanno scintillato meno di te; tutto questo, il fatto che sia di molti, davvero la fa meno bella, meno potente? Davvero?
Un abbraccio a tutti e tre.
E buona estate.

Che sintesi perfette riesce a fare la poesia: "suonare ti tocca", "ti piace lasciarti ascoltare". Ti tocca e ti piace. È la versione più potente che si possa dare del destino del musicista "popolare". Il suo gruppo, la sua famiglia, il suo paese, la sua cricca d'amici: la sua comunità (la sua "community", si direbbe oggi?) sa che lui sa suonare. E quando è il momento, quando occorre, gli chiede di farlo. Ha accettato e accolto, a volte a costi di noie e sopportazioni, di avere in seno un estroso, un artista, un musicista: ha il diritto di chiedergli di suonare. E lui ha il diritto ("ti piace") e il dovere ("ti tocca") di farlo. Lo fa "per loro". Suona per loro. Suona Per.





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